“Dodici mesi dalla parte dei minori migranti detenuti all’arrivo in Italia”. Nuovo rapporto della campagna “Invisibili” di Amnesty International, amnesty.it, 23/02/07

“Dodici mesi dalla parte dei minori migranti detenuti all’arrivo in Italia”. Nuovo rapporto della campagna “Invisibili” di Amnesty International.

I minori italiani per i minori migranti: l’adesione delle classi “Amnesty Kids”

La Sezione Italiana di Amnesty International diffonde oggi un nuovo rapporto sulla situazione dei minori migranti detenuti all’arrivo alla frontiera marittima italiana. Il rapporto costituisce un aggiornamento della ricerca presentata il 23 febbraio 2006, quando l’organizzazione per i diritti umani lanciò la campagna “Invisibili”, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità sulla detenzione, in violazione delle norme internazionali, di minori migranti soli e accompagnati approdati sulle coste del nostro paese.

Al “compleanno” della campagna “Invisibili” partecipano 24 classi di tutt’Italia aderenti al progetto “Amnesty Kids”, che hanno lavorato sul tema dei minori migranti, approfondendo la problematica attraverso il fascicolo didattico di Amnesty International “Il diritto di crescere” e attivandosi per la giornata di oggi con una grande varietà di iniziative (ricerche, cartelloni, piccole drammatizzazioni, articoli e mostre), che mirano anche al coinvolgimento degli altri ragazzi delle scuole. Leggi l’elenco delle classi .

Nell’anno trascorso Amnesty International è stata ricevuta molte volte dai rappresentanti delle istituzioni, cui ha presentato le preoccupazioni e le raccomandazioni della campagna “Invisibili”. A seguito del parere positivo del ministro dell’Interno Amato, all’inizio del 2007 Amnesty International ha per la prima volta effettuato una visita al centro di detenzione di Crotone. L’organizzazione per i diritti umani auspica che quest’autorizzazione costituisca l’anticipazione di una più ampia tendenza, che renda i centri di detenzione per stranieri luoghi finalmente trasparenti, garantisca il contatto dei detenuti col mondo esterno e prevenga il verificarsi di abusi.

Uno dei risultati più importanti della campagna “Invisibili” è l’accresciuta conoscenza della situazione dei minori che arrivano in Italia via mare. L’attenzione dei media ha contribuito a mettere in luce il fatto che i minori sono una componente rilevante degli arrivi di migranti e richiedenti asilo alla frontiera marittima.

Inoltre, accogliendo una specifica raccomandazione di Amnesty International, le autorità hanno reso disponibili i dati sugli arrivi di migranti sulle coste italiane nel 2005 e nel 2006, per la prima volta disaggregandoli per età. Questo atto di trasparenza ha contribuito a diffondere una migliore conoscenza del fenomeno. I dati riferiscono di 1622 minori su 22.939 persone arrivate nel 2005 e di 1335 minori tra le 22.016 persone giunte nel 2006. Ne emerge con evidenza la provenienza di centinaia di minori da aree di conflitto e di crisi per i diritti umani, in particolare dai paesi del Corno d’Africa, e la presenza ingente di minori non accompagnati provenienti dal Marocco, dalla Tunisia e soprattutto dall’Egitto.

Amnesty International ha poi registrato un generale innalzamento dell’attenzione istituzionale circa la vulnerabilità dei minori non accompagnati, rispetto ai quali sarebbero in cantiere nuove misure di protezione e modifiche legislative rilevanti. Risulta invece ancora insufficiente l’attenzione all’arrivo e alla detenzione alla frontiera di moltissimi bambini, spesso assai piccoli, all’interno di nuclei familiari di richiedenti asilo, molti dei quali provenienti da Etiopia, Eritrea e Somalia.

Infine, nel corso degli ultimi 12 mesi, è risultata prevalente, nei confronti dei minori non accompagnati giunti via mare, la prassi di non far seguire un ulteriore periodo di detenzione a quello applicato all’approdo a Lampedusa. Tale prassi, unita all’abbreviarsi dei tempi di permanenza di migranti e richiedenti asilo nel centro dell’isola, ha prodotto una drastica riduzione del periodo di detenzione dei minori non accompagnati dopo l’arrivo e ha sottratto molti di essi agli ulteriori rischi corsi durante la lunga permanenza in condizioni di promiscuità in altri centri.

Al contrario, la prassi di detenere sistematicamente i nuclei familiari con minori dopo l’arrivo non pare aver subito alcuna sensibile mitigazione. Durante la visita al centro di Crotone, il 24 gennaio, all’interno dello stesso risultavano alloggiate, tra le 174 persone presenti: due donne in gravidanza; altre due donne, ognuna delle quali con un bambino di un mese; una famiglia con un bambino di 11 mesi; una famiglia con una minore di 15 anni.

AI chiede con urgenza alle autorità di fare quanto in proprio potere perché questa situazione sia rivista al più presto, affinché l’interesse del minore sia valutato caso per caso e affinché in tutti i casi in cui l’unico modo per tutelarlo sia l’alloggio dell’intero nucleo presso luoghi di accoglienza aperti, questa sia realizzata senza indugio e senza attendere modifiche delle strutture, i cui tempi di realizzazione non possono trasformarsi in un pregiudizio per i diritti dei minori.

Le ricerche di Amnesty International hanno documentato l’affidamento a comunità di accoglienza per minori di una parte considerevole dei minori giunti in Sicilia nel 2006. L’apertura di percorsi di affidamento in Sicilia appare apprezzabile quando essa si concretizza in un’effettiva cura del minore da parte degli enti affidatari e si accompagna alla nomina di un rappresentante legale, ossia di un Tutore, da parte del Giudice tutelare. Amnesty International ha raccolto informazioni attendibili circa l’apertura delle Tutele da parte dei giudici competenti nei confronti di decine di minori non accompagnati giunti in Italia nel 2006.

Dalle segnalazioni e informazioni disponibili risulta invece ancora del tutto insufficiente l’assistenza legale alla frontiera da parte di esperti in diritti dei minori.

Una delle principali preoccupazioni sollevate dalla campagna “Invisibili” di Amnesty International resta quella legata ai rischi dell’uso esclusivo della medicina legale per la determinazione dell’età. L’uso di tecniche unicamente medico-legali per la determinazione dell’età risulta tuttora massiccio e territorialmente diffuso. Permane, quindi, il rischio concreto che un certo numero di minori possa essere erroneamente espulso, respinto alla frontiera o trattenuto in un Cpta. Amnesty International chiede che vengano emanate al più presto norme che disciplinino la materia conformemente a quando richiesto dagli standard internazionali, indicati dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia.

Particolare preoccupazione desta la perdurante “invisibilità” dei minori migranti provenienti dall’Egitto, quasi 2000 giunti in Italia tra il 2005 e il 2006, nella maggior parte dei casi non accompagnati. Amnesty International ha ricevuto informazioni secondo le quali molti minori egiziani, talvolta anche giovanissimi, si sono allontanati dalla Sicilia al di fuori di qualsiasi percorso protetto, per raggiungere città dell’Italia settentrionale, tra cui Milano. All’organizzazione sono inoltre giunte segnalazioni di ragazze marocchine molto giovani tra i minori arrivati via mare, anch’esse allontanatesi dal territorio siciliano in circostanze che sono parse preoccupanti.

Amnesty International ritiene importante diffondere informazioni sulla rilevanza di questi arrivi e considera necessario che, oltre alla auspicabile individuazione di eventuali reti di traffico e sfruttamento da parte della magistratura, le istituzioni facciano ogni sforzo affinché sia garantito accuratamente l’accesso di tutti i minori che giungono via mare alle forme di tutela, a cui essi hanno diritto in base alle norme internazionali e interne, compresa la rappresentanza legale e il permesso di soggiorno idoneo alla loro situazione, al fine di prevenire un ulteriore indebolimento della loro condizione già fragile.

La campagna “Invisibili” entra nel suo secondo anno di attività, con l’obiettivo di ottenere prassi e norme riguardanti la detenzione dei minori alla frontiera pienamente in linea con gli standard internazionali sui diritti umani, da cui, per molti versi, esse sono ancora lontane.

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