Anche Bergamo e Brescia fanno i conti con il caporalato, Liberazione, 24/11/06

Giovanissimi migranti in fila all’alba nelle piazze aspettando l’italiano di turno che li fa lavorare. A un euro e mezzo all’ora
Anche Bergamo e Brescia
fanno i conti con il caporalato
 
 
Andrea Milluzzi
Sono decine, si mettono in attesa all’alba e rientrano a casa al tramonto, dopo 11 o 12 ore di lavoro. Sono invisibili, confusi nella nebbia tipica delle mattine del nord Italia. Sono invisibili perché si continua a non volerli vedere. Stiamo parlando dei lavoratori al nero, gli irregolari, della provincia di Bergamo.

Negli ultimi tempi tutti, compreso questo giornale, hanno speso fiumi di parole per denunciare il fenomeno del lavoro nero e del caporalato nelle zone più povere d’Italia, in quel Sud spesso dimenticato e adesso territorio di cambiamenti importanti, come la legge della Regione Puglia o la manifestazione di Cgil, Cisl e Uil a Foggia. Ma anche nel “ricco e sviluppato” Nord la piaga del sommerso non ha esitato a mettere radici. Ieri il ministro del lavoro Cesare Damiano ha incontrato una delegazione di deputati, sindacalisti e imprenditori del bergamasco che hanno avanzato al ministro specifiche richieste per combattere il fenomeno: maggiori ispezioni per un controllo più serrato sul territorio, l’avvio di un progetto di supporto alla formazione dei lavoratori che coinvolga i sindacati, e la costituzione di un tavolo di coordinamento di tutte le 13 realtà della provincia che si occupano a vario titolo dell’infortunistica. «Queste persone che lavorano al nero sono i più soggetti a diventare vittime di incidenti - dice Ezio Locatelli, deputato, lombardo, del Prc - in una zona, il bergamasco, dove ci sono picchi di infortuni che non si registrano in nessuna altra parte d’Italia. E’ un problema di mancanza di tutele e di eccessiva libertà per quelle aziende corsare che vengono, vincono gli appalti, magari poi li girano ad altre e dopo 7 mesi se ne vanno. Abbiamo chiesto al ministro di porre particolare attenzione, oltre a quanto già fatto a livello generale, verso le provincie di Bergamo e Brescia». Locatelli, insieme a altri 3 parlamentari di Rifondazione comunista, aveva anche firmato un’interrogazione a risposta scritta presentata in aula l’8 novembre scorso. Damiano ha accolto le richieste e ha assicurato che da gennaio gli intenti inizieranno a diventare operativi.

Il caporalato sta attirando da tempo l’attenzione anche della stampa locale. L’Eco di Bergamo in edicola ieri presentava un’ampia inchiesta sul fenomeno, descrivendolo nei dettagli. Soprattutto immigrati e giovani i reclutati, soprattutto bergamaschi e bresciani gli reclutanti, il caporalato si è ormai impadronito delle principali piazze cittadine e dei principali snodi autostradali della provincia. Là gli uomini si recano alle prime ore della giornata aspettando la macchina di turno che li prelevi e li porti al posto di lavoro, che il più delle volte è un cantiere edile. In mezzo a mattoni e calcestruzzo la paga può arrivare anche a 4 euro all’ora, se invece si tratta di fare il pony express ogni consegna frutta un euro e mezzo. Con l’ulteriore aggravante, sempre secondo il giornale, che molto spesso il lavoratore da arruolare non ha nemmeno 14 anni. Anche per loro, in maggioranza rumeni, stessi carichi di lavoro e stessa paga. «E’ un sistema organizzato - denuncia la Cisl bergamasca - che coinvolge anche cooperative e aziende create e gestite da immigrati. A volte si arriva a vere e proprie filiere di aziende e imprese, che arrivano fino a 10 società, sempre con uno o due titolari prestanome, con il supporto esterno di professionisti bergamaschi».

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