Lega, pane e salame a Chinatown, Metropoli, 17/04/07

Lega, pane e salame a Chinatown
Il console oggi incontra il sindaco, domani presidio cinese in Duomo
Luca Fazio
Milano

Il cavolo cinese è arrivato nelle campagne lombarde (fonte Coldiretti). Digerito l'unico ingrendiente salutare dell'insalata cinese che fa da contorno alla rivolta della comunità di via Paolo Sarpi, ieri sera nella «Chinatown» milanese si è presentato per una passeggiata/fiaccolata il soggetto più indigesto che a modo suo spalleggia Palazzo Marino: la Lega. Dopo aver tappezzato di manifesti un angolo della zona (piazza Gramsci) e aver offerto agli italiani pane e salame «contro gli involtini primavera», i leghisti hanno inscenato una curiosa guerricciola fratricida; infatti ce l'avevano con l'associazione italo-cinese Alkeos, vicina al consigliere comunale di An Di Martino, tanto da aver ricevuto dall'amministrazione 580 mila euro per attività di mediazione culturale (a pochi metri da Borghezio ha manifestato anche un gruppo di giovani antirazzisti). Ma l'unica manifestazione degna di nota si terrà forse domani, e non nel quartiere Paolo Sarpi ma in piazza Duomo. E' lì che la questura ha dato l'autorizzazione alla comunità cinese di manifestare contro il trattamento discriminatorio che da mesi sta subendo, a colpi di multe e vessazioni, per spingere i negozianti all'ingrosso a delocalizzare le attività. La manifestazione verrà confermata solo oggi, in seguito all'incontro tra il sindaco Letizia Moratti e il console cinese.
Dopo il pasticcio combinato dal sindaco di Milano, il governo si è affannato a precisare che «non si tratta di una questione internazionale»: la pressione di Pechino si è fatta sentire. Nel frattempo, in città, tiene banco l'imbarazzante «giallo» delle telecamere spente. Sembra che le telecamere, la cui gestione è nelle mani dei vigili, siano state oscurate proprio pochi minuti prima della rivolta. Se il Corsera ci vede l'azione della Spectre cinese, che avrebbe oscurato l'occhio delle telecamere, in pochi avanzano altri dubbi sullo strano black out che di fatto rende impossibile (per ora) accertare chi ha combinato cosa giovedì scorso. La procura sta indagando, e per ora l'unica indagata è la donna multata e maltrattata che ha scatenato la rivolta. Ma sembra che non stia correndo buon sangue tra la polizia e i vigili, accusati di scarsa capacità di gestione dell'ordine pubblico. «Le testimonianze e le fotografie - dice Luciano Mulhbauer, il consigliere regionale del Prc che ha presentato un'interrogazione all'assessore regionale alla polizia locale - evidenziano il coinvolgimento diretto dei ghisa negli scontri, con tanto di manganelli, prima del loro allontanamento da parte dei responsabili di piazza della questura».
Le opposizioni, intanto, si scagliano anche contro Moratti. Duro il commento di Alfio Nicotra, segretario regionale del Prc, che definisce devastante l'idea di «pericolo giallo» che si va affermando. «Questa idea - scrive - è tanto più devastante perché di fronte alle scritte minacciose di Forza Nuova contro i cinesi non si è levata nessuna condanna da parte del sindaco». Parla di «offesa alla città» anche Marilena Adamo, capogruppo dell'Unione a Palazzo Marino: «Quello era un disastro annunciato, non si è fatto nulla e si è lasciato esplodere il problema». Quale problema? Dato per scontato che non è questione di carrelli ma di tanti soldi che girano intorno al valore del quartiere, a sinistra vanno per la maggiore due versioni. Contro di loro c'è un punta di razzismo. Oppure no. In fondo i cinesi che protestano, dicono altri, sono spregiudicati imprenditori che sfruttano i loro compatrioti. Intanto, a Linate, ieri cinque tassisti non hanno caricato una coppia di cinesi.
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