Minori:nelle carceri del nord Italia quasi tutti stranieri. Responsabile Piemonte, troppi tagli a giustizia minorile, stranierinitalia.it, 22/11/06

MINORI: NELLE CARCERI DEL NORD ITALIA QUASI TUTTI STRANIERI RESPONSABILE PIEMONTE, TROPPI TAGLI A GIUSTIZIA MINORILE

(ANSA) - TORINO, 22 NOV - Nelle carceri minorili del nord Italia i ragazzi e le ragazze straniere sono circa il 95-100%, non tanto perché delinquono di più, ma perché spesso inapplicabili per loro, senza riferimenti familiari, gli arresti domiciliari o misure alternative come la messa in prova. Nel rilevarlo il dirigente del Centro Giustizia Minorile del Piemonte e della Valle d' Aosta, Antonio Pappalardo, non esita a sollecitare maggior attenzione da parte del legislatore. Intervenendo alla presentazione del Master interfacoltà di I livello in "Interventi educativi nell' area del disagio e della devianza minorili" dell' Università di Torino, Pappalardo, affiancato da Giulia De Marco, per 25 anni presidente del Tribunale per i minorenni del Piemonte, chiede "maggiore coerenza normativa a livello nazionale sui percorsi di reinserimento sociale". Percorsi difficili per chi, straniero, giunge in Italia da solo quando non inserito in una vera e propria organizzazione criminale che se ne serve. Su tutto il territorio nazionale - ha osservato Pappalardo - la macchina della giustizia minorile ogni giorno si fa carico in media di 500 ragazzi detenuti nelle strutture carcerarie e 10 mila in carico dei servizi sociali (in Piemonte i dati calano rispettivamente a 40 e 250-300). Una macchina che si rivolge a una fascia d' età delicata e che tuttavia "ha subito negli anni - ha osservato Pappalardo - sempre ulteriori tagli", tanto che nel solo Piemonte si sono accumulati debiti per 800 mila euro. Nel complesso, dunque, solo il 5% dei minorenni è dietro le sbarre, ma di questi si alza anno dopo anno, almeno al Nord,la percentuale di immigrati, in prevalenza dai Paesi del Maghreb, seguiti dalla Romania mentre comincia a far capolino la presenza cinese. Tutti d' accordo i relatori, però, a non parlare di "emergenza criminalità minorile" in Italia. "A volte - ha commentato Pappalardo - assistiamo a episodi molto brutti, violenti, ma non così diffusi da richiedere un cambiamento di normativa, come l' abbassamento dell' età di punibilità". D' accordo anche a potenziare gli interventi nella direzione della prevenzione. "Quella minorile - ha detto De Marco - è una giustizia che non si impone, non punisce se non quando è indispensabile, piuttosto educa e corregge". (ANSA).

 
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