Più occupati ma tanti infortunati, Il Manifesto, 24/02/07

Immigrazione poca sicurezza e difesa della salute per i lavoratori stranieri in Italia
Più occupati ma tanti infortunati
Maurizio Galvani
Comunemente la presenza dei lavoratori immigrati è accomunata ad occupazioni quali le colf, le badanti, i lavoratori legati al settore delle pulizie. In questo momento non è più così. Ormai, gli stranieri in Italia sono più di 2,7 milioni e rappresentano oltre il 4% della popolazione. Secondo le cifre ufficiali fornite dall'Istat, ogni 10 dipendenti uno proviene da fuori e lavora attualmente in Italia. Le nuove e più numerose assunzioni sono già avvenute nell'industria (27,4%), nell'agricoltura (9,2%), nei servizi alle imprese (16,1%), nelle costruzioni (13,6), nel comparto della ristorazione e quello alberghiero (13,6%), presso le famiglie (10,2%). Con una netta prevalenza di lavoratori dipendenti provenienti dai paesi dell'Est, Romania, Polonia, Albania - per vicinanza e comunanza - e dal Nord Africa. Circa il 64% degli stranieri vive attualmente al nord, il 24% al centro ed il 12% nel mezzogiorno; una ripartizione che si spiega con un contesto economico più dinamico al nord che al sud.
«Tuttavia, come sottolinea la recente ricerca dell'Ispesl-Dipartimento di Medicina del lavoro, ancora sono sottodimensionati il numero degli infortuni». Per diverse cause e ragioni: l'alta percentuale di lavoro sommerso o di impieghi domestici non valutabili; c'è ancora un costume frequente di far fare agli immigrati «i lavori più sporchi, più pericolosi, più faticosi». Gli stessi immigrati hanno poca possibilità di difendersi sia perché manca un quadro normativo del rispetto dei loro diritti sia perché «sono impiegati nelle attività più pericolose. «Hanno anche una giovane età, sono inesperti, non conoscono fino in fondo la lingua», secondo l'Ispesl. Che aggiunge come causa di infortuni: «la scarsa attenzione, la superficialità, l'inesperienza, la minore cultura della prevenzione, l'assenza di una formazione ad hoc».
Questa potrebbe risultare più che una causa la precondizione per la quale, però, questi stessi lavoratori vengono impiegati dalle imprese.
Il tributo più alto di infortuni, finora, lo pagano i lavoratori immigrati dal Marocco, dall'Albania e dalla Romania. A fine 2005, gli ultimi dati utili e veritieri, più del 40% degli infortuni hanno colpito questa categoria di lavoratori stranieri. Migliora la statistica, viceversa, delle morti bianche ufficiali: 138 casi mortali nel 2005 rispetto ai 175 deceduti del 2004. Mentre cresce il dato relativo alla presenza delle malattie professionali che sono passati da 676 denunce a 1069. Un incremento che sfiora un più 60% solamente negli ultimi cinque anni. «Dovute alle condizioni di precarietà o al tipo di attività svolta (nel settore dei metalli, dei trasporti, dei servizi e naturalmente delle costruzioni)», aggiunge l'Ispesl.
Il settore dell'edilizia e delle costruzioni presenta il più alto numero di infortuni (16,4%), seguito da quello dell'industria dei metalli (9,4%), dal comparto delle imprese di pulizia (8,8%) e dei trasporti (7,9%).
Manca ovviamente un quadro completo e relativo al lavoro clandestino che è una conseguenze della restrizioni legate alle leggi italiane sul tema dell'immigrazione. E c'è ancora una grande quantità di denunce evase sia per le malattie professionali che gli infortuni.
Tuttavia le malattie professionale più denunciate rimangono l'ipoacusia (41%) - sibili, rumori e sordità - e le malattie cutanee (26%), allergie di vario tipo, dermatiti o altro.

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