Più rischi sul lavoro per gli stranieri, Metropoli, 23/02/07

Più rischi sul lavoro per gli stranieri

I lavoratori stranieri sono più esposti degli italiani al rischio di incidenti sul lavoro e malattie professionali. La giovane età, le difficoltà linguistiche, il livello di conoscenza e delle norme di sicurezza sono solo alcune delle cause, ha spiegato Maria Petyx, ricercatrice dell'Ispesl (istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro). I settori più a rischio sono le costruzioni (16.4%), l'industria dei metalli (9.4%), le pulizie (8.8%), i trasporti (7.9%). Giovani maschi marocchini, albanesi e romeni sono i più colpiti

ROMA - Di come sta cambiando il mondo del lavoro in rapporto al fenomeno dell'immigrazione in Italia ha parlato in un'intervista Marta Petyx, Ricercatrice dell'Ispesl - dipartimento di Medicina del lavoro. La presenza straniera nel mercato del lavoro italiano, nel corso degli ultimi anni, è divenuta sempre più rilevante: i dati Istat mostrano che il numero degli immigrati regolari in Italia ha superato la soglia dei 2,7 milioni pari ad oltre il 4% della popolazione complessiva.

I lavoratori immigrati stanno esercitando un peso crescente sul mercato lavorativo: 1 occupato ogni 10 è nato in un paese non appartenente all'Unione Europea. Nel 2005 sono stati assunti per la prima volta nel mercato occupazionale italiano 173.000 nuovi immigrati; tali assunzioni sono avvenute per il 9.2% in agricoltura, per il 27.4% nell'industria e per la restante quota nei servizi. I settori prevalenti sono l'informatica e i servizi alle imprese (16.1%), le costruzioni (13.6%), gli alberghi e ristoranti (11.9%) e le attività svolte presso le famiglie (10.2%). Per quanto riguarda le aree di provenienza, si registra una netta preponderanza di lavoratori provenienti dall'Europa dell'Est (Romania, Albania, Polonia) e dal Nord Africa.

I settori produttivi più rilevanti nell'ottica della tutela della salute dei lavoratori immigrati sono quelli che presentano evidenti fattori di rischio per la salute: in base ai dati Inail 2005, i settori di attività economica nei quali si sono concentrati maggiormente gli infortuni degli extracomunitari sono stati le costruzioni (16.4%), l'industria dei metalli (9.4%), il servizio alle imprese e pulizie (8.8%), i trasporti (7.9%), seguiti dall'agricoltura (4.1%).

Purtroppo è consolidata l'abitudine di adibire gli immigrati ai lavori più sporchi, più pericolosi e più faticosi. "In questo contesto – ha detto Petyx - è evidente il sottodimensionamento degli infortuni rilevati a causa della percentuale di lavoro sommerso; inoltre ci sono settori in cui risulta difficile effettuare una stima precisa, basti pensare al lavoro domestico".

Petyx ha poi sottolineato i diversi fattori coinvolti: maggiore presenza di lavoratori extracomunitari in attività pericolose, giovane età (inesperienza, superficialità, scarsa attenzione), minore cultura della prevenzione, assenza di una formazione "ad hoc". A pagare il tributo più elevato sono i lavoratori di Marocco, Albania e Romania, soprattutto di sesso maschile, che da soli contano più del 40% degli infortuni occorsi a extracomunitari. La più ridotta quota di infortuni delle donne è legata soprattutto alla minore presenza e al tipo di attività nelle quali sono impiegate, rientranti di solito nell'ambito domestico con l'assistenza ad anziani. L'analisi per età segnala una marcata dominanza di infortuni tra i giovani, riguardando per la quasi totalità lavoratori con meno di 50 anni; lo stesso vale per i casi mortali.

Le indicazioni provenienti dai dati Inail 2005 relative al trend infortunistico appaiono in leggero miglioramento mostrando un calo del 5% rispetto al 2004. Analogo discorso per i casi mortali, scesi dai 175 casi del 2004 ai 138 del 2005. Se il trend infortunistico dei lavoratori extracomunitari sembra essersi invertito o quantomeno assestato, non è così per le malattie professionali che, nell'ultimo quinquennio, sono passate da 676 a 1069 denunce con un incremento che sfiora il 60%.

Si tratta di un fenomeno che se da una parte è da ricondurre alla precarietà delle condizioni lavorative e al tipo di attività svolta (settore costruzioni, metalli, servizi alle imprese,e trasporti o agricoltura), dall'altra sembra essere anche un segnale positivo, di una crescita dell'integrazione dell'immigrato, che acquisisce sempre maggiore consapevolezza dei propri diritti. La malattia professionale più denunciata sono i disturbi dell'udito che rappresentano il 41% delle denunce, seguiti da malattie cutanee col 26%.

"Sul fronte dei lavoratori extracomunitari – ha concluso Petyx - è necessario intervenire sui fattori responsabili del più elevato tasso di infortuni fra gli stranieri, principalmente attraverso la formazione”. La giovane età, le difficoltà linguistiche, il livello di conoscenza e di sensibilità del lavoratore extracomunitario relativamente a tematiche quale la sicurezza e la prevenzione sono solo alcune delle cause che sono alle base di molti degli infortuni. Per questo appare prioritario, ha detto la ricercatrice, “investire su una formazione "ad hoc" che vada oltre la semplice comprensione della segnaletica e della cartellonistica, sviluppando strumenti comunicativi per raggiungere popolazioni e realtà culturali molto diverse tra loro".

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