Immigrati, poveri pensionati, stranierinitalia.it, 07/02/07

Immigrati, poveri pensionati
Contributi irregolari e retribuzioni più basse mettono a rischio la pensione dei lavoratori stranieri. Le previsioni dell'Osservatorio Romano sulle Migrazioni

ROMA - Dopo aver lavorato una vita riequilibrando il sistema previdenziale italiano, gli immigrati prenderanno pensioni da fame, senza una rete di solidarietà familiare che possa sostenerli.

Non è felice il quadro che emerge dal Rapporto "Gli immigrati nel sistema pensionistico" dell'Osservatorio Romano sulle Migrazioni, promosso dalla Caritas diocesana di Roma e dalla Provincia di Roma, in collaborazione con la Direzione generale dell'INPS. Uno studio che, oltre che fotografare la situazione attuale, cerca di immaginare cosa succederà quando quelli che adesso sono tra i lavoratori più giovani del nostro sistema economico arriveranno al termine della loro carriera per godersi il meritato riposo.

Oggi i cittadini stranieri percepiscono in Italia una pensione di vecchiaia sono circa 100 mila, hanno un'età media supera i 70 anni e per la maggiorparte non riconducibili a paesi a forte pressione migratoria. La ricerca stima che nei prossimi 15 anni vi saranno 315 mila nuove pensioni corrisposte a lavoratori immigrati, con una media di 7 mila nuovi pensionati all'anno fino al 2010, di 22 mila annui nel quinquennio 2011 - 2015 e di 35 mila per i successivi 5 anni.

I nuovi pensionati saranno soprattutto donne, circa 207 mila, impiegate nel lavoro domestico, che matureranno la pensione in anticipo rispetto agli uomini (60 anni, contro 65). Il nord avrà il 54% delle prestazioni previdenziali erogate ed il 31% sarà nelle regioni centrali. La Lombardia si stima la regione con il maggior numero di pensionati immigrati (65 mila), seguita dal Lazio (54 mila), dall'Emilia Romagna (27 mila), dalla Toscana (25 mila), dal Piemonte (22 mila) e dalla Campania (19 mila), prima tra le regioni meridionali.

Tra le nazionalità dei nuovi pensionati prevarranno quelle che vantano maggiori anzianità di permanenza, l'età media dei cittadini più alta e una presenza femminile più consistente: Ucraina (35 mila), Albania (30 mila), Marocco (26 mila), Polonia (21 mila) e filippine (16 mila).

Per i pensionati immigrati si prospetta però, secondo il Rapporto, "un futuro di incognite e difficoltà". Con il sistema attuale, dopo aver versato contributi per 40 anni ci si mette in tasca una pensione pari al 50-60% della retribuzione. "Ma per gli immigrati, almeno per quelli di prima generazione, la carriera contributiva è irregolare nella durata e con retribuzioni fino al 30% inferiori alla media [anche perché in parte pagate in nero n.d.r.]" spiega il direttore della Caritas, mons. Guerino Di Tora. "Tutto ciò compromette seriamente il futuro di migliaia di cittadini che sono stati di fondamentale importanza per l'economia del Paese".

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Il rapporto "Gli immigrati nel sistema pensionistico"

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