Il ministro Amato rilancia il coordinamento con il Marocco, stranierinitalia.it, 17/11/06

Il ministro Amato rilancia il coordinamento con il Marocco
"La comunità marocchina in Italia è quella che si integra con meno difficoltà alla nostra cultura" 

 

RABAT - La proposta di creazione di un gruppo tecnico bilaterale che affronti il tema delle procedure di rimpatrio, un forte appello al Marocco perché partecipi al summit euroafricano sull'immigrazione che si terrà a Tripoli la settimana prossima e una offerta di stretta collaborazione per canalizzare l'immigrazione illegale.

Sono queste le principali idee messe sul tappeto dal ministro dell'Interno, Giuliano Amato, nel suo incontro di ieri con il suo omologo marocchino, Chakib Benmoussa.

"La comunità marocchina in Italia è quella che si integra con meno difficoltà alla nostra cultura: quando firmo i decreti di nazionalizzazione noto che la maggior parte concernono cittadini marocchini", ha osservato Amato, secondo il quale "non siamo qui per chiudere la porta ai marocchini, bensì per aprila all'immigrazione legale".

Secondo il ministro, però, dalla primavera scorsa si nota un rallentamento preoccupante nelle procedure di rimpatrio degli immigrati illegali, dovuta in parte alle difficoltà burocratiche legate alla loro identificazione, giacché gli archivi marocchini non sono ancora stati digitalizzati completamente, come è previsto con l'arrivo delle carte di identità biometriche.

"Benmoussa si è detto del tutto disponibile a promuovere una riunione bilaterale a livello tecnico, che ci siamo offerti di organizzare in Italia, per definire meccanismi che ci permettano di snellire questa procedura, in questo periodo di transizione" prima dell'arrivo della carta biometrica, ha sottolineato Amato.

In quanto all'incentivazione dell'immigrazione legale, Amato ha assicurato il suo omologo marocchino che è disposto a "creare una sorta di uffici del lavoro ma all'estero, nei quali le persone interessate a venir da noi possano iscriversi, anche per ricevere una necessaria formazione", aggiungendo che "trattandosi di un paese amico come il Marocco, questi centri potrebbero anche essere gestiti non solo dai nostri uffici consolari, ma anche dalle amministrazioni di questo paese".

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