Liberi con l’indulto, sono di nuovo in cella, L'Arena 15/11/06

La polizia penitenziaria in festa. Celebrata nella casa circondariale di Montorio la ricorrenza della fondazione del Corpo, tra novità e vecchi problemi
Liberi con l’indulto, sono di nuovo in cella
Si tratta di otto recidivi. Ora in carcere ci sono 423 maschi e 31 donne. Ed è tornata la calma
 

di Alessandra Vaccari

La polizia penitenziaria è cresciuta. E chi negli anni ha partecipato ai suoi anniversari di celebrazione se ne accorge eccome. La consapevolezza d’essere «corpo» si respira e forse questo è dovuto alla riforma del 1990 quando dallo status di militari s’è passati a quello di polizia a ordinamento civile.
Ieri sul piazzale del carcere di Montorio erano schierati tutti mezzi, comparse le moto, visto che la penitenziaria svolge servizi di traduzione di detenuti piuttosto che scorte e per questo al Corpo è stata riconosciuta anche la qualifica di polizia stradale. Ma c’erano anche i poliziotti a cavallo, una novità a Verona, possibile grazie alla concomitanza con Fieracavalli.
Aria nuova insomma, anche dopo l’effetto «tsunami» come il direttore del carcere Salvatore Erminio ha definito l’indulto nella sua relazione: «Viviamo un periodo di relativa calma, svolgendo il nostro lavoro con serenità maggiore. L’indulto aveva determinato una grossa mole di lavoro con la diminuzione di quasi il 50% di detenuti maschi e il 60% delle femmine senza che vi siano stati problemi, e di questo il ministro Mastella ha voluto ringraziare inviando un messaggio. In questi ultimi tre mesi», ha aggiunto il direttore, «abbiamo assistito a una crescita della popolazione detenuta più al maschile che al femminile, senza particolari picchi. E al momento sono otto i soggetti indultati rientrati in carcere».
In carcere oggi ci sono 423 maschi e 31 donne. Ma il direttore ha sottolineato che resta dolente la carenza d’organico in particolare nel settore femminile: «Oltre al personale, ancora più grave è la deficitaria situazione delle risorse finanziarie che ci obbligano a lavorare sempre più nell’emergenza e precarietà e purtroppo l’orizzonte è adombrato da nubi», ha continuato Erminio, «in questo ultimo anno i detenuti entrati e usciti a qualsiasi titolo sono stati 3300 con una media giornaliera di nove al giorno. Il nucleo traduzioni sempre nello stesso periodo ha tradotto 2116 detenuti in tribunale, altri 468 in luoghi esterni di cura, 51 soggetti sono stati tradotti ai domiciliari, 194 trasferiti in altri istituti».
Il gruppo cinofili è intervenuto in altri istituti 126 volte, altre 16 ha lavorato sul territorio con altre forze di polizia, sono stati effettuati 27 sequestri di stupefacenti, 21 le persone segnalate alla prefettura e sei denunciate all’autorità giudiziaria.
Il direttore ha preso la parola dopo la messa celebrata dal vescovo padre Flavio Roberto Carraro e concelebrata dai cappellani del carcere e dal diacono. Poi è intervenuto il commissario Luca Bontempo che ha sottolineato quali risultati siano stati raggiunti nell’ambito delle attività investigative tese a contrastare il fenomeno dello spaccio e della detenzione di sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto.
«La fiducia concessa dal procuratore capo ha consentito al reparto di polizia penitenziaria di rafforzare il contributo e lo spirito collaborativo nelle attività repressive al contrasto del crimine. Noi siamo spesso soggetti a notevoli rischi e sacrifici che spesso non vengono conosciuti appieno dalla società», ha detto Bontempo, «ma sappiamo che il nostro servizio seppur difficile e complesso è fondamentale nella lotta alla criminalità e contribuisce a tener fermi quei principi imprescindibili di giustizia e di legalità, considerati binomio indissolubile per una sana e pacifica convivenza e per il progresso civile della nazione».

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Il carcere visto da dentro

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