Prostitute minorenni, allarme a Napoli, Metropoli, 15/11/06

Prostitute minorenni, allarme a Napoli

A Napoli è in aumento la prostituzione minorile straniera, prevalentemente maschile. E' uno dei dati che emergono dal bilancio del progetto La gatta, promosso dal Comune con la cooperativa Dedalus. Negli ultimi anni - spiegano i coordinatori - è diminuito il numero delle donne in strada, ma è aumentata la prostituzione negli appartamenti. Una scelta dettata dal timore di essere rimpatriate. Che però rende più difficile individuare le vittime di trattadi Gabriela Pentelescu

NAPOLI - Sulle strade di Napoli è in aumento il fenomeno preoccupante della prostituzione minorile straniera, prevalentemente maschile. Questa è una delle conclusioni a cui è giunto il progetto "La Gatta", curato dalla cooperativa sociale Dedalus, promosso dal comune di Napoli e cofinanziato dal ministero delle Pari opportunità. "Solo nell'ultimo periodo – spiega l'operatrice sociale Nunzia Cipolla - abbiamo contato 95 casi di romeni e maghrebini minorenni, per la maggior parte maschi (65), adescati da clienti di mezza età di basso livello culturale che vivono situazioni di degrado e solitudine".

Facendo il bilancio dopo sei anni d'attività, Andrea Morniroli, il coordinatore del progetto, nota che è diminuito il numero delle donne in strada, ma è aumentata la prostituzione sommersa esercitata in appartamenti. "Quando abbiamo cominciato nel 2000 – spiega - i nostri operatori contavano 450 donne in strada. Adesso sono poco più di 200; questo dato è determinato specialmente del loro spostamento nei luoghi chiusi per la paura di essere identificate e ed espulse. Ma in questo modo diventa molto più difficile per noi conoscere le donne che vogliono liberarsi dalla schiavitù dei loro padroni".

Grazie al progetto, più di cento donne si sono salvate sfuggendo ai loro aguzzini e una cinquantina di loro hanno trovato il coraggio di denunciare gli sfruttatori. Con 16.950 contatti, 171 donne sono state seguite con continuità; 47 hanno ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari (in base all'articolo 18 del Testo unico sull'immigrazione) senza essere costrette a denunciare i loro aguzzini; 28 sono state avviate a progetti di orientamento professionale, con l'attivazione di 22 borse di studio.

Come sono vari e complessi i "modelli d'immigrazione", lo sono anche i "modelli di prostituzione" straniera, tra i quali si possono individuare tre principali tipologie. "La prima è una sorta di "prostituzione involontaria" che riguarda le donne migranti coinvolte nel fenomeno della tratta. Di solito il percorso, dice Morniroli, inizia con il "rapimento" o il " raggiro" e le donne sono coattivamente e violentemente costrette a prostituirsi.

La seconda, quella meno presente in termini quantitativi, è una "prostituzione d'importazione. E' praticata da persone che già si prostituivano nel paese d'origine. Infine, la terza tipologia riguarda le donne che individuano nella prostituzione l'unico possibile progetto migratorio per uscire dalla povertà".

Per quello che riguarda le zone d'appartenenza, la maggior parte delle prostitute straniere proviene dall'Europa centro orientale (3.450 contatti) e dall'Africa (9.867). Nel primo caso prevalgono le albanesi (1.603) e nel secondo le nigeriane (6.350). Seguono le donne provenienti dall'America Latina (581) e un numero non ancora censito di donne cinesi che operano esclusivamente in appartamento per i loro connazionali.

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