Lavorare con gli invisibili > La riforma del 1975 e la legge Gozzini

Ricevevo spesso telefonate dalla signora Ingrao, che riguardavano qualche detenuto. Era quel periodo in cui il volontariato romano, raccolto intorno ai carceri della città, si faceva sentire,nel clima della preparazione della Gozzini, che ebbe in Roma e nei suoi carceri la preparazione della legge. Certo non si può nascondere la nostalgia per quei tempi. Era scoppiata una passione  per il completamento della Riforma penitenziaria: era stato troppo incompleto il testo della Riforma e troppo aveva influito il clima di allora, che aveva  segnato un arretramento rispetto ai progetti precedenti, ed era troppo pesante il clima di allora. La situazione era molto cambiata all’inizio degli anni80. Si poteva dire che gli anni di piombo si erano conclusi e che si stava verificando un concorso di volontà: il ministro era Martinazzoli, era favorevole: anche il DAP era favorevole, e presso il DAP c’era Luigi Daga, oltre che Niccolò Amato, c’era la Magistratura di Sorveglianza, soprattutto la Commissione mista presso il CSM, e poi c’era la Commissione Giustizia del Senato, composta dal Presidente Vassalli, dal VicePresidente Gozzini, dall’avv. Ricci, l’esperto del PCI, che non faceva mistero delle sue idee, c’era anche un altro professore, il prof. Gallo, che rappresentava la DC, anche lui consapevole del ritardo dell’ Italia in questo settore. Erano tutti favorevoli e in contatto con le aree omogenee del terrorismo, che volevano porre fine ad un’esperienza e lottavano per la legge sulla dissociazione, che pose fine al terrorismo.
    E c’era l’area del volontariato, che voleva e voleva fortemente questa legge. E la legge ci fu.
Nella legge c’erano le soluzioni di vari problemi. Si tentava la soluzione del problema “massima sicurezza”, richiesta con insistenza dalla magistratura di sorveglianza, anche se su questo ci si sganciò dalle proposte del progetto Gozzini, più organico ed efficace. Venivano risolti vari problemi che riguardavano il lavoro all’esterno e la religione, sostituendo, all’art.8 della legge la parola “facoltà” con quella di “diritto”, per quanto riguarda “gli appartenenti a religioni diversi da quella cattolica”. L’art. 9 una novità del nuovo testo: i permessi premio; gli artt. 11,12,13 e 14 era destinato, con particolare riferimento: alla riscrittura  dell’affidamento in prova e alla elevazione a tre anni di pena detentiva la ammissibilità al beneficio; veniva aggiunta una misura alternativa, introdotta già con un’altra legge: “l’affidamento in prova in casi particolari”. Veniva inoltre inserita un’altra misura alternativa, la detenzione domiciliare. Con gli artt.15,16 e 17 si rafforzavano le norme scritte per le misure alternative e per le situazioni provvisorie delle stesse. Con gli  art. 18 e 19 si portava a 45 giorni il beneficio della liberazione condizionale e si riscriveva l’articolo con la remissione del debito. Si rendeva doppio  il controllo giurisdizionale in materia di misura di sicurezza: primo grado al Magistrato di Sorveglianza (lo sostenne Luigi Daga) e in secondo grado al Tribunale di sorveglianza (nuovo nome della Sezione, patrocinato in particolare da Mario Canepa, che si battè anche per alcune modifiche  della normativa sulle misure di sicurezza, molto incidenti ed efficienti, fra le quali quella che la pericolosità sociale va dimostrata dall’inizio e comprensive della possibile abolizione della abitualità e simili).
    Come si trovava la nostra Laura Ingrao in questo nuovo clima?  Era la conclusione di un lungo sforzo e , quindi, c’era da fare funzionare questo sforzo. E, pertanto, i casi sui quali  richiamare  l’attenzione erano sempre più complessi. Ricordo un caso di ammissione alla semilibertà per iscriversi alla facoltà universitaria di medicina. C’erano dei problemi per svolgere all’esterno per frequentare i laboratori. Oggi forse questi casi sono risolti attraverso i vari poli universitari, aperti in Italia. Ma può darsi che il caso di questo studente sia all’origine dei poli universitari. C’era un fervore di cambiamento, che doveva essere sostenuto e incoraggiato. E Laura .lo fece fondando il movimento “ Ora d’aria”, che agì all’interno degli istituti. Il periodo della Legge Gozzini credo che sia stato .l’unica primavera che ha avuto il carcere della Riforma.   Siamo stati in tanti inverni ed ora è uno dei peggiori. Non abbiamo colto quell’occasione. Non abbiamo colto l’occasione per risolvere il problema dell’affettività o il problema dell’ergastolo ostativo o altri problemi scottanti.


    Ora non siamo più in tempo. Il carcere è irrimediabile. Con la scarsità economica, con la mancanza di personale tratta mentale, con la mancanza anche di quello di polizia penitenziaria e con la resistenza di questo a un cambiamento reale nello spirito di quello che era possibile fare all’epoca della legge Gozzini, quest’epoca mitica che abbiamo lasciato trascorrere inutilmente. Quest’epoca è durata troppo poco, è stata travolta dalla ripresa delle mafie e dalla fiducia di risolverla con il carcere, mentre, per quella via, si rendeva irrevocabile il carcere e la mafia che ci ritroviamo.
    
Sandro Margara
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Il carcere visto da dentro

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