Questioni di razze

Dalle Nazioni Unite arriva un altro avvertimento al governo italiano. A quattro anni dall’ultimo esame degli esperti internazionali, il nostro Paese ha fatto troppo poco per contrastare le discriminazioni. Violenza razzista, xenofobia e un discorso politico ostile rimangono un tema urgente. A farne le spese, rom, sinti, migranti e minori.

Alla vigilia della Giornata mondiale contro le discriminazioni razziali del 21 marzo, l’Italia incassa un’altra condanna internazionale. Dopo il veto della Corte europea dei diritti umani, a pochi giorni dalla pubblicazione del rapporto dell’Ecri (la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza), ecco che anche il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione delle discriminazioni razziali rivolge pesanti critiche al nostro Paese. La forma è quella delle raccomandazioni, la sostanza supera la veste delle semplici osservazioni. Trascorsi quattro anni dall’ultimo esame discriminazioni razziali (Cerd), durante la quale sono stati sottoposti all’esame periodico undici Paesi, tra cui l’Italia. Se si sono fatti dei passi in avanti, si legge nelle osservazioni conclusive adottate lo scorso 9 marzo, resta l’appunto di aver fatto troppo poco. Il Cerd, che è il più antico dei Treaty body del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite, obbliga il governo italiano a rispondere del proprio operato in un campo d’intervento assai ampio che considera tutte le distinzioni, le esclusioni, le restrizioni o le preferenze basate su razza, colore della pelle, lingua o origini etniche...continua

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