Avigliana, 7-8 maggio 2012 - QUALCOSA DI MEGLIO DEL CARCERE

Gruppo Abele con l’adesione di Animazione sociale, Antigone, Associazione giuristi democratici,  Conferenza nazionale volontariato giustizia, Magistratura democratica, Ristretti Orizzonti
 
Convento Gruppo Abele
 
QUALCOSA DI MEGLIO DEL CARCERE
Perché punire, chi punire, come punire
 
 

Programma

  lunedì 7 maggio

 

10.00: introduzione

Luigi Ciotti

   10.30-13.30: sessione I

Perché punire

Luciano Eusebi, Massimo Pavarini

interventi programmati

Virgilio Balducchi, Livio Ferrari, Patrizio Gonnella

dibattito


 
 

15.00-18.00: sessione II

Chi punire

Amedeo Cottino, Ornella Favero

interventi programmati

Leonardo Arnau, Elisabetta Grande, Carlo Renoldi

dibattito

 

o. 18.30

presentazione della nuova serie di

Antigone: quadrimestrale di critica del sistema penale e penitenziario

Claudio Sarzotti

 

 martedì 8 maggio

 

9.00-16.30: sessione III

Come punire

Marcello Bortolato, Pietro Buffa, Vladimiro Zagrebelsky

interventi programmati

Monica Amirante, Roberto Bezzi, Maria Pia Brunato,

Joli Ghibaudi, Elisabetta Laganà

dibattito

 

o. 16.30: conclusioni

Livio Pepino

 

 

interverrà ai lavori

il direttore Dipartimento Amministrazione penitenziaria, Giovanni Tamburino

 

 
Il carcere scoppia. Negli ultimi vent’anni il numero dei detenuti è raddoppiato pressoché ovunque nel mondo. In Italia si è passati da una media di 30.000 ristretti a numeri che sfiorano i 70.000 (67.428 al 31 ottobre 2011) mentre le misure alternative diminuiscono. Gli interventi per “svuotare le carceri” attuati negli ultimi anni sono stati dei semplici palliativi o hanno avuto effetti limitati al breve periodo. E tutto ciò mentre gli indici di criminalità sono stazionari o addirittura in diminuzione (almeno per alcuni dei delitti più gravi): lo Stato penale sta sempre più sostituendo lo Stato sociale. L’effetto è paradossale: la sensazione di insicurezza dei cittadini non diminuisce e il carcere si riempie sempre più di marginali (migranti, assuntori di sostanze, poveri, persone con disturbi psichiatrici). E in carcere si sta male, ben più di quanto comporti la privazione della libertà in sé. Stanno male i detenuti e stanno male gli operatori e il personale di custodia. Lo dimostra, anche in termini quantitativi, l’aumento dei suicidi e degli atti di autolesionismo.
È tempo, dunque, di una riflessione che vada al di là del contingente e che si reinterroghi sulle domande di fondo: perché punire? chi punire? come punire? Solo rispondendo in modo intelligente e razionale a questi interrogativi si può avviare un reale cambiamento: senza sognare miracoli ma anche senza rassegnazione.
Sul tema il Gruppo Abele intende aprire un confronto con la cultura del settore, con gli operatori penitenziari e del sociale, con la magistratura di sorveglianza, con i garanti dei diritti dei detenuti, con il mondo del volontariato e dell’associazionismo. Ci vedremo il 7-8 maggio 2012 nel verde della Certosa di Avigliana (bassa Val Susa, a 30 chilometri da Torino), luogo particolarmente adatto per una per una full immersion.
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Il carcere visto da dentro

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