Visitati da Antigone Marche gli istituti penitenziari di Fermo e Montacuto

Poco lavoro, spazi ridotti e scarse risorse economiche. E sovraffollamento: Ancona al 4 posto in Italia

Dopo avere visitato qualche settimana fa i penitenziari di Marino del Tronto (Ascoli Piceno) e di Villa Fastiggi (Pesaro), l’Associazione Antigone si è occupata della casa circondariale di Montacuto (Ancona) e della Casa di reclusione di Fermo. Le due visite si sono svolte la settimana scorsa e rientrano nell’ambito dell’attività dell’Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione, con cui ogni anno si compie una rilevazione sistematica delle condizioni delle persone private della libertà personale.
Le volontarie di Antigone Marche e dell’Osservatorio nazionale di Antigone sono state accompagnate, rispettivamente, a Fermo, dall’onorevole del Pdl Remigio Ceroni, e ad Ancona dal consigliere regionale di Sel, Massimo Binci, e dal responsabile del gruppo assembleare regionale dei Verdi, Giuseppe Canducci.

I problemi maggiori dei due istituti riguardano gli spazi e le possibilità di lavoro: due condizioni irrinunciabili per garantire la funzione rieducativa e di reinserimento sociale degli istituti di pena. La situazione è aggravata dal sovraffollamento e dalla mancanza di fondi. A Fermo il tasso di sovraffollamento è del 98%, mentre ad Ancona è del 255% (cioè ben oltre il doppio della capienza massima, il 4° carcere più affollato d’Italia!). Le persone recluse fanno i turni per mangiare o stare in piedi; secondo l’Unione Europea si tratterebbe di tortura (ma in Italia il reato di tortura non è codificato) perché i reclusi dispongono di meno di 3 mq a testa. Quanto alla scarsità di fondi, provoca un’ulteriore compressione dell’attività trattamentale – corsi, laboratori - e della possibilità di predisporre occasioni di lavoro per i detenuti.

Non vi sono ambienti adeguati per le (poche) ore di socialità, i camminamenti per le ore del passeggio sono scoperti e, quindi, esposti al sole o alla pioggia, tanto che i detenuti a volte preferiscono rimanere in cella. A Fermo le lezioni scolastiche, i corsi e tutte le attività si possono svolgere soltanto nella palestra; la manutenzione è carente - in Ancona i corridoi sono coperti di muffa e infiltrazioni d’acqua.

Una situazione drammatica che evidenzia, anche nella nostra regione, questioni che vanno oltre la mera politica penale e richiedono decisioni urgenti ed adeguate, a tutti i livelli per le rispettive competenze, per ripristinare il rispetto dei diritti fondamentali nei luoghi di detenzione come parte integrante di una società civile e democratica.

Dopo che il 19 Luglio scorso la stessa assemblea legislativa regionale ha approvato due mozioni sulle condizioni di detenzione nelle Marche, occorre mantenere viva l’attenzione, anche continuando a diffondere dati di prima mano, per far sì che alle apprezzabili prese di posizione seguano provvedimenti concreti, a cominciare dalle materie di competenza regionale e locale (sanità, lavoro, istruzione, reinserimento sociale).


Di seguito riportiamo in modo schematico le descrizioni dettagliate dei due istituti e della loro situazione attuale, mentre una versione ancora più approfondita si può trovare nella sezione dell’Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione del sito di Antigone: www.associazioneantigone.it
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Il carcere visto da dentro

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