Giustizia: il Ferragosto in carcere e le lacrime di coccodrillo di Lega e Pdl

di Patrizio Gonnella - Il Manifesto, 8 agosto 2010

Siamo vicini a Ferragosto. Sono trascorsi otto mesi da quando il Governo ha solennemente proclamato lo stato di emergenza penitenziaria. Una presa di coscienza importante a cui non è seguito nulla in termini di provvedimenti concreti. Il sovraffollamento rende intollerabili le condizioni di vita nelle carceri. Ecco una scena classica di vita carceraria italiana: cella in cemento, mura scrostate, tazza del bagno a vista, niente doccia, grandezza di dieci metri quadri dove sono blindate quattro persone per 20 ore al giorno. Una percentuale elevatissima di detenuti vive in una condizione di oggettivo trattamento inumano e degradante. Non a caso l’Italia ha subito condanne pesanti dalla Corte europea dei diritti umani. Negli ultimi otto mesi la destra al Governo ha abbassato i toni violenti che l’avevano condotta ad approvare, due legislature addietro, tre leggi durissime (immigrazione, droghe e recidiva, di cui due portano il nome di Gianfranco Fini e una del suo allora fedelissimo Edmondo Cirielli) e, nella legislatura attuale, un paio di pacchetti sicurezza.
Ora la situazione è a rischio di epidemie. Le condizioni igienico-sanitarie sono gravissime. Le Asl si attardano a ispezionare e chiudere i reparti dove c’è pericolo di infezioni. Il personale è in una condizione di abbandono. Le ferie dei poliziotti in alcuni istituti non sono assicurate. Sono troppi i detenuti da guardare. Eppure non c’è traccia di nuove assunzioni (uno dei tre pilastri inattuati del piano carceri), neanche a carattere stagionale.
Nei prossimi giorni, intorno a Ferragosto, su iniziativa dei radicali - il cui impegno sul tema è senza dubbio una rarità positiva nel panorama politico italiano - un nutrito gruppo di parlamentari e consiglieri regionali andrà a visitare le carceri. È importante che chi dispone di un diritto ispettivo lo eserciti. Siamo certi che ci sarà una buona copertura mediatica dell’evento. Sorprende però leggere tra le firme che promuovono l’appello quelle dei capigruppo in commissione giustizia della Lega (Matteo Brigandì) e del Pdl (Enrico Costa). Sorprende, se si leggono questi stralci dell’appello stesso: “Mai in passato i detenuti ristretti nelle nostre carceri sono stati così tanti (68.206) e il personale di ogni livello così ridotto nel suo organico. Ciò ha comportato e comporta che oggi - più che nel passato - il carcere sia sempre di più il luogo della pena che poco o niente ha a che vedere con quanto sancito dall’art. 27 della Costituzione Italiana. Anche il ricorso eccessivo, e spesso illegittimo, allo strumento della custodia cautelare in carcere stride con il principio costituzionale in base al quale l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva...”.
Gentili Brigandi e Costa, gentili parlamentari che andrete a vistare le prigioni a Ferragosto, non ci servono le vostre passeggiate estive se non fate mea culpa e stracciate le leggi che hanno prodotto questi livelli indecorosi di sovraffollamento. Dopo il viaggio parlamentare del Ferragosto 2009 non è successo nulla di positivo, nessuna proposta di legge di ispirazione garantista (salvo quelle utili a garantire i soliti noti) è stata depositata.
A ottobre 2009 è stato ammazzato Stefano Cucchi. È inutile versare lacrime da coccodrillo in estate se nel successivo inverno non si fa nulla per rimediare al sovraffollamento. Non va dimenticato che grazie alle leggi volute da Lega e Pdl le prigioni si sono trasformate in ghetti per poveri, disagiati e matti. In un Paese normale ci si dovrebbe aspettare che il 17 di agosto i parlamentari-ispettori che hanno votato la Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi e la Cirielli ammettano pubblicamente i loro errori ai giornalisti che li intervisteranno.
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Il carcere visto da dentro

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