Molta repressione, poca prevenzione. La via italiana.

 In California chi ha voglia di riderci su le chiama “compassionate-care-clinics”, cliniche che dispensano cure compassionevoli. Sono 700, e non sono niente più che dispensari autorizzati a vendere, dietro ricetta medica, prodotti, spray e bevande a base di cannabis. Possono nascere come “cooperative di pazienti”, perché secondo una legge dello Stato il possesso di semi, piantine e derivati è consentito ai cittadini per curare ansia, nausea, anoressia, insonnia, e i medici sono autorizzati a “raccomandare” -ma non prescrivere! - questa terapia. I “pazienti” in cura sono attualmente 300 o 400mila secondo il “CnnMoney”, rubrica di approfondimento economico della Cnn, e una ricetta arriva a costare anche 200 dollari. Si sa, molto spesso non è per l’ansia che si acquista marijuana. Così il governatore repubblicano Schwarzenegger sta valutando di legalizzare la sostanza e tassare le coltivazioni, mentre altrove i dispensari crescono. Nel Colorado sono 15 e 4 nell’Oregon, e in tutto sono 13 gli Stati americani che, aggirando in un modo o nell’altro la legge federale, hanno approvato leggi che consentono l’uso di marijuana, in forme diverse, per curare il dolore. E, finita l’era Bush, anche Obama ha confermato che gli Usa non perseguiranno più i cittadini che seguono le norme del proprio Stato, anche se per questo contraddicono la legge federale.
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Il carcere visto da dentro

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