A Trieste sì, ma per un confronto autentico ed esteso sulle droghe

di Susanna Marietti

Si terrà a Trieste dal 12 al 14 marzo prossimi la Quarta Conferenza Nazionale sulle Tossicodipendenze organizzata dal Governo. “A Trieste senza dogmi né pregiudizi ” è il titolo del documento che esprime la posizione comune di Antigone, Cgil, Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), Cnnd (Coordinamento Nazionale Nuove Droghe), Forum Droghe, Forum Salute Mentale, Gruppo Abele e Itaca Italia. La legge prevede che il presidente del Consiglio convochi ogni tre anni una Conferenza Nazionale sulle droghe durante la quale confrontarsi con “soggetti pubblici e privati che esplicano la loro attività nel campo della prevenzione e della cura della tossicodipendenza”. Le conclusioni emerse da tale confronto vanno comunicate al Parlamento, “anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza applicativa”. Non è questo però quel che è successo negli ultimi anni.

 La Quarta Conferenza, tenutasi a Palermo nel dicembre 2005, fu organizzata senza alcun desiderio di un autentico dialogo con gli operatori del settore, con il mondo delle professioni e con l’associazionismo. La scelta di operare l’inasprimento penale che poco dopo sarebbe stato approvato con la cosiddetta Fini-Giovanardi era già stata presa, e nessuno intendeva metterla in discussione. Nei giorni della Conferenza di Palermo, gli interlocutori che si sentirono esclusi da quell’assise – primo tra tutti il cartello “Non incarcerate il nostro crescere” – promossero presso l’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma una contro-conferenza nella quale fu presentato un dettagliato programma di riforma delle politiche sulle tossicodipendenze, purtroppo non attuato dal Governo Prodi nemmeno nel suo passo minimale e fondamentale dell’abrogazione della Fini-Giovanardi.

Sono dunque di fatto nove anni che si attende un confronto con il Governo su questi temi. Ma oggi a Trieste si rischia di ripetere l’esperienza palermitana. “A Trieste senza dogmi né pregiudizi” elenca una serie di criticità che emergono dal programma della Conferenza, tra cui il fatto che tra i molti ospiti a carico del Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga gli operatori pubblici rischiano di essere una minoranza (pare che Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga, abbia invitato le comunità terapeutiche di Scientology…), la prevista sfilata di ministri a scapito di momenti adeguati di discussione sulla legge e sui suoi risultati, la mancanza di una riflessione sui servizi di prossimità e di riduzione del danno che da due decenni vengono ormai sperimentati con successo.

I firmatari del documento, nel tentativo di ovviare alle mancanze governative, hanno avviato un percorso di collaborazione tra enti e associazioni che a vario titolo hanno a che fare con il tema delle tossicodipendenze. L’idea è quella di organizzare anche iniziative esterne alla Conferenza. Questo affinché Trieste possa configurarsi davvero quale un’occasione di confronto e di presa di parola di tutti coloro che sperimentano in prima persona gli effetti dell’attuale normativa, tanto per il loro lavoro quotidiano quanto perché direttamente consumatori.
(24 febbraio 2009)

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