Un grido di rapace per compagnia, di Alfredo Sole

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Dal di dentro
Un grido rapare per compagnia
 

Stasera avevo pensato di andare a letto presto, ero molto stanco, convinto che avrei dormito per tutta la notte. Sono le due e mezza di notte ed io sono ancora sveglio, immerso nella solitudine e nel silenzio, tranne per la compagnia del mio amico rapace notturno che sento gridare oltre la finestra. Non so a che specie appartenga. Sarà un gufo. Non lo vedo ma lo sento e questa notte la caccia deve andargli bene, maledettamente bene, visto il casino che fa! Il suo urlo di battaglia, di trionfo, è molto forte, proprio sotto la mia finestra. Stanotte, come lui, sono animale notturno, e anche io sono a caccia! Solo che io cerco di afferrare pensieri. Cerco di stanare pensieri felici che mi permettano di dormire in pace e sazio: ma non li trovo. Non sono un bravo “cacciatore”! Questo succede quando sei in carcere da diciassette anni, smarrisci i pensieri, non riesci più a trovarli, quelli che ti riempiono la mente non sono capaci di oltrepassare le mura del carcere, non riesci neppure più ad immaginarti la libertà. La cosa peggiore è che ti accorgi di aver smesso di sognarla. Persino i sogni si fermano dentro le mura.

Mentre mi giravo e mi rigiravo nel mio letto sentivo il rapace fuori che gridava per l’eccitazione di aver preso la sua preda . Mi sono sorpreso ad invidiarlo. Avere le ali, volare nel silenzio della notte, oltrepassare quelle dannate mura che hanno il potere persino di trattenere i sogni! Sì. Stanotte vorrei essere lui! Un rapace che si leva in volo… Ecco! Forse ho trovato un pensiero felice. Ma non credo che sia così forte da permettermi di dormire stanotte. E’ infatti una di quelle notti in cui ti rendi conto che non hai più nulla: la tua vita è finita! Eppure, sento ancora una voce dentro me che dice “combatti! Combatti! La notte passerà e con essa questa sensazione!”. Se ho una paura è che quella voce una notte taccia, non la senta più risuonare in me.

Ho fatto il caffé. Mi sono fumato già due sigarette…

Ho pensato tante volte di smettere mo poi vi ho rinunciato. Ho pensato: “Perché smettere di fumare se allungare i tempi della mia salute significa solo passare più tempo in carcere?’’.

Quindi mi accendo un'altra sigaretta. Ecco! E’ tornato il mio rapace da compagnia!

Sono quasi le tre e dalla mia finestra vedo una luna quasi intera. E’ molto bassa ma ha un colore tetro, quasi quanto è tetro il mio umore.

Ma non sono un male queste notti così… Anzi, credo servano a tenermi ancorato alla realtà Fanno in modo che non mi abitui a questa non vita.Durante la giornata siamo impegnati. C’è la scuola e altre attività, poi la sera uno si rincretinisce davanti alla televisione fino a stancarsi e cadere in un sonno senza sogni. Le notti così invece servono a farti percepire la tua sofferenza interiore, quel dolore che a volte la coscienza rimuove perché non si può vivere eternamente soffrendo. Ma a volte è proprio la sofferenza che da modo di sentirsi vivi e io voglio sentirmi vivo! Ben vengano allora queste notti di sofferenza, che mi portano a considerare la realtà che di giorno ignoro immergendomi nei miei studi di filosofia e spostando il pensiero fuori di me e da ciò che vivo. Mi sono fermato un momento. Ho ascoltato il silenzio della notte e ne ho assaporato la tristezza e la rilassante dolcezza. Adesso ho un pensiero a cui aggrapparmi! E’ un pensiero che riguarda la speranza, è la speranza di una speranza! Sono sicuro adesso infatti che anche solo con una speranza ricomincerei a trovare pensieri felici, ricomincerei a sognare, ricomincerei a vivere! Non chiedo quindi che mi venga data la libertà ma almeno la speranza che un giorno acquisti nuovamente la libertà. Chiedo speranza, perché a noi ergastolani è stata tolta persino quella e se ad un uomo togli tutto, libertà, affetti, la vita stessa, credo che sarebbe sempre molto meno crudele che privarlo di ogni speranza.Senza speranza io e molti altri viviamo, ma non è vita un’esistenza che in realtà attende solo la tua morte e un tempo che passando agisce lentamente come farebbe un esperto torturatore. Una vita che ti permette di essere solo per infliggerti più dolore possibile in un arco di tempo più lungo possibile. Sono le tre e trenta e me ne vado a dormire. Speriamo…

 

Alfredo Sole
Per gli ergastolani in lotta PER LA VITA, Livorno
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Il carcere visto da dentro

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