Da Milano a Roma, i prefetti scaricano il ministro Maroni, Il Manifesto, 04/07/08

Da Milano a Roma, i prefetti scaricano il ministro Maroni
Stefano Milani

Città che vai impronta che trovi. A Napoli esclusivamente ai maggiori di quattordici anni, a Milano solo se strettamente necessario, a Roma è bandita e si preferisce la foto. Il ministro Maroni chiedeva uniformità nelle operazioni di censimento dei campi nomadi, ma i prefetti rispondono picche, invocando autonomia di gestione. E così ognuno ha il suo «modello». Nel capoluogo campano, dove sono già stati censiti oltre 600 i nomadi, le impronte vengono prese solo agli over 14. A Milano le schedature sono cominciate da marzo e finora i minori controllati sono 165, ma nessuna impronta è stata ancora raccolta, assicura il prefetto Gian Valerio Lombardi perché «finora non ce n'è stato bisogno». Nella capitale, invece, il censimento partirà solo dal prossimo 10 luglio ma la ricetta del prefetto Carlo Mosca è ben nota: niente dita sporche d'inchiostro per i piccoli rom, al massimo fotosegnalazioni.
«Non è accettabile che possano essere fatte discriminazioni. - ha ribadito anche ieri il prefetto capitolino - Per i bambini non bisogna arrivare all'identificazione con le impronte digitali. Se ci sono dei sospetti sull'identità di un minore, bisogna chiarirla attraverso i rilievi che sono previsti per tutti, indistintamente, dalla legge». A Roma, al fianco delle forze dell'ordine ci sarà la Croce Rossa, mettendo in campo una cinquantina di persone, e che ieri ha proposto al prefetto di adottare il sistema già utilizzato dai suoi operatori in Albania: censire tutti i maggiori di 14 anni munendoli di una sorta di scheda nella quale riportare nome, cognome, età, provenienza e, dal punto di vista sanitario, vaccinazioni effettuate e patologie significative. Grandi i numeri aspettano il censimento dell'Urbe: oltre 9.000 i nomadi e 70 i campi, tra cui 50 abusivi (in cui vivono 2.500 persone) e 20 regolari.
Ma sull'utilizzo delle impronte le polemiche non si placano. Secondo la comunità di Sant'Egidio si tratta di provvedimenti «discriminatori» giustificati da uno stato di emergenza «inesistente». L'organizzazione cattolica rispolvera il famigerato regime di Vichy, che durante la seconda guerra mondiale appoggiò in Francia i nazisti, per commentare una delle schede del censimento avviato a Napoli, dove oltre ai dati personali e all'impronta digitale, vengono indicati anche religione ed etnia della persona. Anche le Acli vanno all'attacco: «Non possiamo assistere innocentemente al ritorno della discriminazione su base etnica».
Da Bruxelles, intanto, il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, ha inviato al governo italiano un memorandum, che contiene «osservazioni e raccomandazioni sulle principali preoccupazioni concernenti il rispetto dei diritti umani legate ad alcune iniziative legislative prese dal governo in queste ultime settimane». Lunedì prossimo il Parlamento europeo discuterà della «proposta di istituire una banca dati sui rom avanzata in Italia», e che la portavoce del ministro Maroni si è subito affrettata a smentire.
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