Quella legge sempre rinviata, di P.Gonnella, Il Manifesto 22/3/08

Quella della legge sulla tortura è una vergogna italiana. Una vergogna per la destra, ma anche per la sinistra.

Avvocato, insegnante, comunista, friulano: Nereo Battello è stato il senatore che nel lontano 4 aprile del 1989 presentò il primo disegno di legge per l’introduzione del crimine di tortura nel nostro codice penale. Erano passati due anni dalla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite che obbligava il nostro Paese ad adeguare le norme interne a quelle internazionali. Tra gli altri firmatari c’erano i magistrati Ferdinando Imposimato e Pierluigi Onorato, le senatrici del Pci Giglia Tatò Tedesco ed Ersilia Salvato. Uomini e donne libere. Il grosso del Partito Comunista fece finta di niente. Cantautore e interprete famoso in tutto il mondo, barese, radicale: Domenico Modugno fu uno dei cinque firmatari del secondo disegno di legge, presentato il 19 febbraio del 1991 da Franco Corleone. In quello stesso anno si scioglieva il Pci. Nasceva il Partito della Rifondazione Comunista. La tortura viene a lungo dimenticata. Nel 1997 si celebra il primo decennale dell’inadempienza italiana. Ci pensa Stefano Semenzato dei Verdi a ricordarlo. Presenta una proposta che fa il pari con quella di Salvatore Cicu di Forza Italia. Non siamo ancora alla vergogna, ma ci si avvicina lentamente. A sette anni e mezzo dall’iniziativa di Corleone, simbolicamente il 10 dicembre del 1998 in occasione della giornata delle Nazioni Unite sui diritti umani, Ersilia Salvato compie un simil miracolo. Presenta un disegno di legge che reca firme sorprendenti (Francesco Cossiga, Tommaso Contestabile di Forza Italia, Adriana Pasquali di An, Melchiorre Cirami dell’Udr, Guido Brignone della Lega Nord) e firme autorevoli della galassia garantista (primi fra tutti Giovanni Russo Spena e Luigi Manconi). Ben settanta nomi. Mancano due anni e mezzo alla fine della legislatura. Tutto fa pensare che il cammino sia in discesa. Il centrosinistra, quello con il trattino, è al governo. Rifondazione – si dice – appoggerà sicuramente il disegno di legge. I numeri ci sono. Il Presidente del senato era Nicola Mancino del Ppi. Il Presidente della Commissione Giustizia era Michele Pinto del Ppi. In quei due anni e mezzo non succede niente. Eppure il 28 agosto del 2000 il governo guidato da Giuliano Amato presenta una proposta governativa. Mancava un anno e mezzo allo scioglimento delle Camere. Il tempo c’era. Evidentemente non c’era la volontà. Arriva Berlusconi al Governo. Vengono presentati vari disegni di legge, tra cui quelli di Cesare Salvi, Tana De Zulueta e Gaetano Pecorella. Era il dicembre del 2004. Era iniziata la discussione alla Camera. Sembrava che tutto filasse liscio. Ebbene no. Dalle file diessine e dipietriste si alzarono voci contrarie a far rientrare nella nozione di tortura anche la inflizione di sofferenza psicologica: a lor dire così facendo si impedirebbero le indagini dei pm contro i tengentopolari, i Previti, i Berlusconi. Nell’aprile 2005 si consuma la beffa. La leghista Carolina Lussana ci fa coprire di ridicolo di fronte al mondo intero. Passa un suo emendamento in base al quale affinché si compia il reato di tortura sarebbe necessario torturare almeno due volte. A quel punto la proposta di legge finisce nel cestino. Il Governo Prodi si insedia più o meno a cinque anni dalle violenze di Bolzaneto. Il famoso programma dell’Unione prevede l’introduzione del crimine di tortura nel codice. Si riparte dalla Camera. In soli sette mesi Montecitorio licenzia il testo. Non è il migliore dei testi possibili (la tortura diventa un reato che chiunque può commettere e non solo i pubblici ufficiali), ma non ci si può permettere di storcere il naso. Pino Pisicchio, democristiano dell’Italia dei Valori, era presidente della Commissione Giustizia della Camera. Il testo arriva a Palazzo Madama. Ogni giorno il governo è a rischio. Noi di Antigone e Amnesty International chiediamo velocità. L’occasione è da non perdere. Passano altri sette mesi e la Commissione presieduta da Cesare Salvi approva il testo. Un buon testo. Ci hanno lavorato lui e il senatore di An Nicola Buccico. Ritorna il silenzio. Ci si inizia a preoccupare della crisi imminente, del proprio seggio a rischio. A gennaio 2008 arriva la calendarizzazione in Aula. Arriva anche però la crisi di governo. Quella della legge sulla tortura è una vergogna italiana. Una vergogna per la destra, ma anche per la sinistra. Nel frattempo la pattuglia dei garantisti di sinistra in Parlamento si assottiglia ulteriormente.

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