Italia e Libia vicine. Controllando le coste, Il Manifesto, 31/12/07

Italia e Libia vicine. Controllando le coste
Il ministro Giuliano Amato vola a Tripoli per firmare un accordo contro l'immigrazione: pattugliamenti misti. «Salveremo vite umane»
Cinzia Gubbini
Roma

Pattugliamenti misti italo-libici delle coste della Libia per fronteggiare l'immigrazione clandestina, con unità navali cedute temporaneamente dall'Italia. Un accordo che sembra firmato proprio per festeggiare l'arrivo del nuovo anno, quel 2008 che potrebbe determinare un vero punto di svolta nei rapporti tra Italia e Libia.
Ieri il ministro dell'Interno Giuliano Amato è volato in gran segreto a Tripoli insieme al capo della polizia Antonio Manganelli e al capo di gabinetto Gianni De Gennaro (che ha svolto, in tutta la trattativa, un ruolo fondamentale). Già all'ora di pranzo era stato siglato il tanto sospirato accordo sul pattugliamento delle coste libiche. Un risultato a lungo accarezzato anche dall'ex ministro Pisanu, e che invece mette a segno il governo di centrosinistra, che con il Colonnello Gheddafi vanta più antiche e consolidate frequentazioni. E quello di ieri è solo il primo passo di un percorso che dovrebbe aprire a una nuova stagione: sta per essere messo a punto il famoso «Protocollo d'Intesa» che vuole chiudere tutti i contenziosi legati al periodo coloniale. Un recente passato che ancora oggi pesa sulle relazioni politiche tra i due paesi, disturbando i pur ben oliati rapporti economici. Già a gennaio, si dice, il premier Romano Prodi potrebbe arrivare a Tripoli. E poco dopo Gheddafi potrebbe restituire la visita a Roma (è già reduce da Parigi e Madrid). Sarebbe, quello, il segnale che qualcosa è cambiato. Per la Libia, oltre al risarcimento morale, si preannuncia un cospicuo risarcimento economico (infrastrutture, pesca e turismo) e la consapevolezza di poter contare sull'Italia nelle nuove e molto promettenti relazioni con l'Unione europea. Per l'Italia, la garanzia di far parte della grandissima partita economica - soprattutto energetica - che si sta aprendo nel paese maghrebino, oltre all'obiettivo politico di mettere un piede nel Maghreb, dove la fanno da padrone i più capaci ex colonizzatori Francia e Spagna.
Il tutto passa per il capitolo «immigrazione». Su cui è più facile mettersi d'accordo, e sul cui fronte l'impegno sfuma nell'umanitario. «E' un accordo che salverà molte vite umane», è la prima dichiarazione di Giuliano Amato. «Sarà possibile pattugliare i porti e le baie da cui escono le imbarcazioni - ha aggiunto - sgominando le bande criminali che gestiscono i traffici. E' ciò che è stato fatto sulle coste dell'Albania, azzerando di fatto l'afflusso di clandestini verso quella rotta». Il fatto che dall'Albania emigravano albanesi, e che l'azzeramento dei flussi clandestini è stato raggiunto soprattutto attraverso l'apertura di flussi regolari e di ricongiungimenti famigliari è un'analisi troppo complessa da fare in un momento di gloria. Al Viminale sono convinti che il pattugliamento determinerà la fine delle tragiche morti in mare, alimentate anche dall'avidità dei trafficanti. E rendono noto che il buon rapporto instaurato con la Libia ha già portato a qualche risultato: 16.482 persone sbarcate, contro le 20.927 del 2006. E a un aumento degli arresti: 109 quest'anno contro i 42 dell'anno scorso.
La Libia ha sempre rifiutato gli inviti dell'Agenzia europea Frontex per il controllo dei confini a far pattugliare il proprio spazio marittimo, e anche in questo caso il comando rimane in mano libica. L'Italia, oltre a garantire un impegno sul fronte dell'Accordo quadro che dovrebbe essere siglato dall'Unione europea, promette di cooperare con l'Ue per fornire quanto chiesto da Gheddafi per controllare i confini, anche in occasione dell'ultima missione tecnica di Frontex (una vera e propria lista della spesa, in cui si chiedevano elicotteri e camion con tanto di quantificazione) . Quella missione, però, aveva di nuovo messo in luce le preoccupanti condizioni dei diritti umani in Libia: si parlava di 60 mila persone incarcerate per essere entrate illegalmente nel paese. Si riconosceva che la situazione nei cpt libici sono scarse. Il paese africano non ha ancora firmato la convenzione di Ginevra e non sembra intenzionato a farlo. Ma, di tutto questo, non si parla né quando si firmano accordi economici, né quando si firmano accordi sul controllo delle frontiere. Restano la «soddisfazione» di palazzo Chigi e quella del Commissario europeo Frattini. Solo sporadiche voci a insistere sul fatto che non si può fronteggiare l'immigrazione in senso repressivo. Tra queste, la senatrice verde Tana De Zulueta. E l'eurodeputato del Prc Giusto Catania: «Certo che i rapporti con la Libia devono essere buoni: ma sul tavolo non si possono dimenticare i diritti umani».
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