Campania, vita di strada dei minori senza famiglia, Metropoli, 10/12/07

Campania, vita di strada dei minori senza famiglia

Sono circa 500 tra Napoli e Caserta, hanno tra 12 e 17 anni e provengono in maggioranza dal Marocco. Sono i minori stranieri non accompagnati in Campania: il loro profilo è stato realizzato dalla cooperativa sociale Dedalus. Per arrivare in Italia il viaggio costa tra 5000 e 7000 euro, nelle città campane vivono vendendo fazzoletti o lavando i vetri ai semaforidi Gabriela Pentelescu

NAPOLI - La comunità dei minori soli del Marocco è in valori assoluti la più numerosa nella regione Campania. Sono ragazzi dai 12 ai 17 anni, con alle spalle famiglie numerose nelle quali già qualcuno ha sperimentato l'esperienza migratoria all'estero. Dal profilo realizzato a Napoli dalla cooperativa sociale Dedalus risulta che ciò che caratterizza i minori stranieri non accompagnati è il fatto di essere entrati irregolarmente in Italia, con un progetto migratorio molto simile a quello degli adulti, per contribuire al mantenimento della famiglia rimasta nel paese di origine e nella speranza di migliorare la propria vita.

Nella provincia di Napoli sono presenti all'incirca 200 minori non accompagnati provenienti dal Marocco che ritengono la città e i comuni limitrofi mete particolarmente attrattive, ma, contestualmente, una tappa intermedia in attesa del trasferimento al Nord, relegando la Campania nella cosiddetta “area di transito” proprio per la transitorietà della permanenza e per la scarsa offerta di servizi e prestazioni di welfare. I minori di nazionalità marocchina provengono prevalentemente dalla zona di Khouribga e Beni Mellal, aree di tradizione agricola, divenuta poi sede dell'industria di estrazione di fosfati ed entrata in crisi negli anni 90: un evento che ha inciso sulla decisione di partire di molti giovani.

Spesso il progetto migratorio si forma già dall'infanzia, diventando un'ossessione in età adolescenziale. Tutti vogliono imitare gli emigrati che tornano ogni anno al paese dotati di beni di consumo, ed in particolare di belle automobili. Tutti sono sicuri che la loro sorte sarà migliore in Europa. Tuttavia le modalità d'arrivo in Italia sono diverse: mentre per i maggiorenni il passaggio delle frontiere è difficile e molto spesso pericoloso, per i più giovani, a volte, è molto più facile eludere i controlli. Infatti si entra in contatto con un padre di famiglia con figli minorenni regolarmente soggiornanti sul territorio Schengen. L'uomo accompagna il candidato all'emigrazione prestandogli l'identità del proprio figlio fino a destinazione. Tutto ciò avviene in cambio di denaro. Le somme pagate contro tale servizio vanno dai 5.000 ai 7.000 euro. Spesso dipende dal rapporto che si ha con il “passeur”, o ancora dai mezzi di trasporto utilizzati. Il mezzo più frequente rimane la macchina che permette un passaggio delle frontiere meno controllato. Si riesce a passare inosservati in mezzo alla fila di passeggeri che attraversa lo stretto di Gibilterra. Alcuni tuttavia passano le frontiere in aereo, spesso per Parigi, per poi proseguire col treno fino a destinazione.

A Napoli, l'attività principale svolta dai minori marocchini non accompagnati è il lavaggio dei vetri e la vendita di fazzoletti. Il lavoro ai semafori è facilitato dalla loro giovane età, e una volta diventati adulti, non potendo più catturare la benevolenza degli automobilisti, possono, avendo messo da parte un po' di soldi, acquistare la merce con dei carrozzini per poi fornirsi in un secondo momento dai grossisti situati a piazza Garibaldi. Si tratta di minori presenti senza i genitori, oppure di minori che hanno solo uno dei due genitori, solitamente il padre, o di ragazzi oramai maggiorenni ma che hanno sperimentato l'emigrazione da soli prima dei 18 anni. Nella maggioranza dei casi hanno un adulto di riferimento (un parente più o meno stretto) che può aver rappresentato un anello fondamentale della propria catena migratoria.

Ciò non significa che l'adulto sia un punto di riferimento per l'educazione del ragazzo, piuttosto egli rappresenta un sostegno in caso di necessità, un canale di comunicazione iniziale con il territorio, un legame costante con il proprio paese. Inoltre questa figura può talvolta avviare il ragazzo al lavoro, istruendolo su cosa fare. Solitamente viene accompagnato ad un semaforo dove c'è già uno o più conoscenti. I più giovani non lavorano mai senza la presenza di almeno un maggiorenne che gli garantisca un minimo di sicurezza. Il guadagno medio per una giornata di 12/13 ore al semaforo si aggira in media intorno ai 25/30 euro. Il senso di responsabilità nei confronti della famiglia è tale da farli sentire in debito nei confronti dei propri genitori e sperano di non deluderli. Infatti la prima cosa che si pensa di fare è di restituire i soldi che sono serviti ad arrivare in Italia, per poi iniziare a partecipare costantemente al mantenimento di coloro che sono rimasti al paese.

La maggior parte di questi minori, pur lavorando in città come lavavetri, vive tra le province di Napoli, Caserta e Salerno, dove la comunità marocchina è radicata da tempo, gli affitti sono più accessibili e le case più spaziose. Ciò permette di condividere in più persone la stessa casa riducendo, così, le spese. “Manca, in un contesto del genere, una figura femminile, e di questo i ragazzi risentono sia nell'aspetto esteriore che nell'igiene - spiega Elena de Filippo, presidente della Dedalus - . Tuttavia i ragazzi agganciati dai servizi hanno dimostrato una maggior cura di sé, un più forte amor proprio che fa loro ritrovare il bisogno di vivere come adolescenti, anche nello stile dei consumi che adottano durante la loro permanenza in Italia. Questo fattore è indicativo di quanto i ragazzi rispondano positivamente ai servizi che la cooperativa rivolge loro”.

Ai minori migranti si rivolge anche il complesso progetto “Piccoli viaggiatori”, che ha l'obiettivo dichiarato di fornire agli operatori del settore pubblico e del privato sociale che operano con i minori stranieri un'adeguata conoscenza della situazione, nel tentativo anche di creare e rafforzare reti sociali in grado di supportare percorsi di accoglienza nei diversi servizi del territorio. Il progetto prevede anche una serie di giornate di studio. La prossima, che avrà come tema “I minori migranti, la scuola, la salute”, è programmata per il 14 dicembre, alle ore 10, al Castel Nuovo, piazza Municipio 1. Saranno affrontati, con diversi approcci di studio, i temi riguardanti alla salute e al sistema scolastico italiano e la sua permeabilità ai minori migranti.

I dati sui minori in Campania

Secondo le stime della cooperativa Dedalus, i minori stranieri non accompagnati nella provincia di Napoli sono tra 168 e 200, tra 258 e 350 in provincia di Caserta. In maggioranza (142) provengono dai Paesi dal Maghreb (130 dal Marocco), seguono Europa dell'Est (81, da Albania, Ucraina e Romania), Africa sub-sahariana e Asia.

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