Parte il decreto flussi il "rimedio universale", La Repubblica, 09/12/07

Meno di una settimana alla grande lotteria che mette in palio 170 mila "biglietti d'ingresso"
Un sistema sostanzialmente ipocrita per i lavoratori immigrati non comunitari

Parte il decreto flussi il "rimedio universale"


Manca meno di una settimana alla grande lotteria del "decreto flussi" che quest'anno mette in palio 170 mila "biglietti d'ingresso" per altrettanti lavoratori immigrati non comunitari. Le nuove modalità che il ministero dell'Interno ha introdotto - invio delle domande per via telematica - eviteranno le spaventose file davanti agli uffici postali ma non riusciranno a nascondere la sostanziale ipocrisia di questo sistema. Come sempre, infatti, a presentare la "domanda d'ingresso" saranno per la maggior parte lavoratori che già si trovano in Italia, per i quali il "decreto flussi" è lo strumento più a portata di mano per ottenere una forma di regolarizzazione.

Che la vera natura del "decreto flussi" sia questa è un fatto noto a tutti e sostanzialmente accettato. Se ne parla esplicitamente nei forum dell'immigrazione, negli stessi pareri dei legali. Ma, naturalmente, esistono le eccezioni. Per esempio quella di Aziz, 23 anni, marocchino di Casablanca. Pur avendo vissuto da ragazzo in Italia, ormai da tre anni è tornato in patria (volontariamente, senza alcun provvedimento di espulsione) e là, in Marocco, tuttora vive e lavora. Eppure il suo aspirante datore di lavoro, una connazionale che vive in Italia ormai da vent'anni ed è in attesa del riconoscimento della cittadinanza, ha ancora qualche dubbio se presentare la domanda. Strano. Perché la signora Faduma, 55 anni, anche lei originaria di Casablanca, ha tutte le carte in regola: la sua piccola impresa, una lavanderia, è regolarmente registrata, paga le tasse, produce un fatturato adeguato all'assunzione di un dipendente.

Il dubbio di Faduma non si fonda nemmeno sulle scarse possibilità che la sua domanda per Aziz riesca a vincere la gara telematica che si scatenerà alle 8 del mattino del 15 dicembre (la prima giornata, quella riservata alle 'quote privilegiate', cioè anche ai marocchini). Le probabilità, è vero, non sono altissime, ma se no che lotteria sarebbe?
Il problema di Faduma è un altro: Aziz è suo figlio. E quindi anche lei farebbe un uso improprio del decreto flussi. Non lo utilizzerebbe come surrogato di sanatoria ma come surrogato di ricongiungimento familiare. Già, perché essendo Aziz maggiorenne, il fatto che sia figlio di una coppia che vive in Italia da vent'anni non gli dà alcun diritto. Né conta il fatto che tutti i suoi fratelli vivano in Italia. Né che tre anni fa, prima di partire per una vacanza in patria, avesse presentato la domanda di permesso di soggiorno. Né che se fosse partito oggi con la ricevuta comprovante la presentazione della richiesta di rinnovo, sarebbe potuto rientrare senza difficoltà.

Quella di Faduma e di Aziz è una delle tante situazioni dove una normativa inadeguata, che fatica a tenere il passo coi cambiamenti sociali, entra in conflitto col comune buon senso. Davvero non si capisce perché Aziz debba essere l'unico di tutta la sua famiglia a restare in Marocco.
Ma, per fortuna, c'è il "decreto flussi", il rimedio universale, l'aspirina della legislazione sull'immigrazione. E' molto probabile che alla fine Faduma quella domanda la presenti: bisogna arrangiarsi. D'altra parte, l'adeguarsi ai costumi del paese in cui si vive è ritenuto da molti una condizione essenziale per ottenerne la cittadinanza.
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