Bergamo, rinviati a giudizio ventuno picchiatori in divisa, Il Manifesto, 27/11/07

Bergamo, rinviati a giudizio ventuno picchiatori in divisa
Un gruppo di carabinieri e vigili urbani picchiavano e rapinavano stranieri e spacciatori durante falsi posti di blocco nella bergamasca
Luca Fazio
Milano

Violenti. Razzisti. Armati. Li si potrebbe giudicare privi di «valori». O contigui con il «mondo della droga». E pure giovani. Anche se siamo dalle parti di Bergamo, questo non è il ritratto degli scatenati ultras dell'Atalanta. E' molto peggio. E' quanto emerge dall'inchiesta della Procura che si è conclusa ieri con la richiesta di ventuno rinvii a giudizio per la cosiddetta «banda della Panda nera», una squadretta composta da carabinieri e vigili urbani che con attitudine paramilitare aggrediva gli stranieri nella bassa bergamasca.
I carabinieri erano di stanza alla caserma di Calcio (Bg), mentre i vigili urbani lavoravano a Cortenuova (Bg). L'inchiesta, che l'estate scorsa di fatto ha portato all'azzeramente della caserma dei carabinieri di Calcio, è partita in seguito alle denunce di alcune vittime e di un carabiniere della caserma di Treviglio, un altro comune della bergamasca, che aveva notato il comportamento scorretto di alcuni colleghi e che proprio per questo era stato minacciato dal comandante affinché tenesse la bocca chiusa.
Dopo ogni raid punitivo (lo testimoniano le telefonate intercettate tra alcuni degli indagati) i bravi ragazzi in divisa si vantavano pubblicamente delle loro azioni. Come quando il primo giugno scorso un marocchino si era buttato dal tetto di un ipermercato pur di scappare dai vigili: «Questi si buttano nel vuoto pur di non cadere nelle nostre mani», ridacchiavano gli agenti della polizia locale. Evidentemente la fama dei picchiatori in divisa aveva fatto il giro della provincia bergamasca. Entravano in azione ogni venerdì sera con addosso la divisa di ordinanza e a bordo di una Panda nera con targa rubata e di una Punto bianca in dotazione al comune di Cortenuova. Le «forze dell'ordine» utilizzavano alcuni tossicodipendenti della zona come esca per attrarre piccoli spacciatori, poi organizzavano posti di blocco e perquisizioni abusive che quasi sempre si concludevano con pestaggi sistematici. Ma non è tutto, perché le vittime delle aggressioni spesso venivano anche rapinate (soldi, telefonini e droga) e letteralmente terrorizzate. E' agli atti che il maresciallo Massimo Deidda, comandante della caserma dei carabinieri di Calcio, si era vantato di aver fatto urinare dalla paura una ragazza marocchina fermata per uno dei tanti controlli del venerdì sera.
L'inchiesta, che lo scorso luglio aveva portato alla rimozione degli indagati (alcuni sono stati arrestati), aveva letteralmente colto di sorpresa tutti i politici locali e cittadini: «Sono delle brave persone e non voglio pensare che avessero un comportamento da dottor Jekyll e mister Hide», aveva commentato a caldo il sindaco di Cortenuova. Solo Ezio Locatelli, deputato bergamasco del Prc, aveva annunciato un'interrogazione parlamentare per denunciare la gravità dei fatti contestati ai carabinieri: «E' un quadro inaudito e inquietante, la domanda che mi pongo è se nell'attuale contesto caratterizzato da nuove e feroci campagne securitarie siano davvero sotto controllo i comportamenti di quanti sono preposti all'ordine pubblico e alla repressione del crimine, oppure se quanto sta emergendo a Bergamo sia solo la punta di un iceberg». Pochi mesi dopo, purtroppo, è la realtà a confermare le peggiori previsioni.
Il prossimo 6 dicembre il gup Bianca Maria Bianchi deciderà se accogliere le richieste della procura.
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Il carcere visto da dentro

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