Contro la violenza su donne e migranti, Il Manifesto, 15/11/07

l'appello
Contro la violenza su donne e migranti

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Orrore. Sgomento. Incredulità. Non servirebbe neppure fare l'elenco degli aggettivi che hanno accompagnato le nostre giornate durante il lungo ponte d'inizio novembre. Una vergogna bipartisan, collettiva al punto tale da non sapere più se siamo in un film o nella realtà. Prima di quella data erano state indette due manifestazioni. Ma se per la manifestazione del 17 novembre ci sarà la mobilitazione generale di tutto il movimento nato prima a Seattle e poi a Genova, non è detto che i fatti appena accaduti intorno alla morte di Giovanna Reggiani generino un'altrettanta presa di coscienza collettiva, con relativa ampia partecipazione, rispetto alla manifestazione indetta per il 24 novembre a Roma contro la violenza che si perpetua ormai incontrollata sui corpi delle donne e anche sui corpi dei migranti.
Siamo di fronte a un orrore che sfiora vette di follia collettiva. Perché Giovanna Reggiani e Nicolae Mailat, il ragazzo che l'ha rapinata e spintonata nel dirupo del degrado collettivo che affligge la città della dolce vita, tanto quanto una qualsivoglia altra città del sud o del nord, sono diventati, ai nostri occhi, entrambi corpi offesi, collettivizzati (pur essendo singoli) e strumentalizzati, sfruttati dal potere immateriale dei media e dal potere materiale di chi ci governa.
Hanno usato il corpo di Giovanna per far passare nella notte il decreto sulla sicurezza dimenticando persino le normative europee che vietano l'espulsione immediata e coatta dei migranti e hanno usato il corpo di un migrante - impregnato di un degrado lasciato a se stesso da chi ci governa - per ripescare il famoso nesso migrante uguale criminale. Se non fosse stato per alcuni editoriali firmati da donne per Liberazione e Il manifesto nessuno avrebbe potuto pensare che la violenza contro le donne è prevalentemente legata all'oikos, all'ambiente domestico, caldo, civile, occidentale. Perché nessuno legge i rapporti dell'Istat e nessuno riflette sull'escalation di orrore che corre sugli schermi televisivi e su tutti i giornali mainstream. Non la «gente», quella intervistata per le vie di Roma e Milano. La «gente», infatti, non ama la forca e la gogna collettiva settecentesca ma si modula in questa direzione perché anch'essa strumentalizzata da tutti coloro che cercano un facile consenso politico.
Da Genova in poi gran parte del nostro lavoro intellettuale e politico si è a lungo soffermato sulla necessità di costruire una dura lotta ai Cpt, alle politiche securitarie, al regime delle espulsioni che noi amiamo definire «deportazioni». Ma siamo anche donne singole che si rifiutano di congedarsi dalla politica nonostante un clima niente affatto favorevole ai movimenti.
Chiediamo pertanto a tutte le compagne del movimento nato a Genova che la manifestazione del 24 novembre sia grande, partecipata, importante. Facciamo appello affinché vi sia una presa di coscienza collettiva sulla strumentalizzazione dei corpi femminili e migranti per finalità in cui non ci riconosciamo perché false, ideologiche, costruite ad hoc per legittimare un consenso collettivo bipartisan. Diciamo di no al nesso migrante=clandestino=criminale. Diciamo di no a tutte le politiche che, anziché fare riferimento alla realtà dei fatti (tra cui vi è anche la continua violenza fisica e psicologica perpetuata da uomini di qualsiasi nazionalità e classe contro le donne), continuano ad attingere argomenti e procedure direttamente dai testi di Lombroso. Chiediamo di essere in tante sabato 24 novembre a Roma. Dobbiamo dire di no alla violenza sui corpi femminili ma soprattutto dobbiamo dire di no alla strumentalizzazione dei nostri corpi e dei corpi dei migranti per pratiche che instaurano i rastrellamenti, le rappresaglie, l'odio collettivo tra le strade delle nostre città.
A. Simone, F. Sossi, O. Guaraldo, A. Sciurba, M. Andreani, A. Moscati, I. Scovazzi, A. Azzaro
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