Quei bambini dietro le sbarre una legge potrebbe liberarli, repubblica.it, 17/10/07

<B>Quei bambini dietro le sbarre<br>una legge potrebbe liberarli</B>

Sono i piccoli figli di donne carcerate. 42 in tutta Italia
Con le norme attuali, a tre anni devono lasciare la madre

 
CRONACA


Quei bambini dietro le sbarre
una legge potrebbe liberarli

Un ddl in discussione prevede la detenzione in case famiglia
protette, senza sbarre alle finestre e con guardie in borghese
di ANNA MARIA DE LUCA



BAMBINI in carcere, in attesa di una legge che li liberi. Sono 42 in tutta Italia, venti soltanto a Roma. Da più di un anno alla Camera giace un disegno di legge che permetterebbe di porre fine alla loro detenzione in quanto figli di donne carcerate. Ma mentre i tempi della politica procedono lenti, i piccoli continuano a vivere dietro le sbarre. Questa mattina, l'associazione Antigone e Rifondazione hanno presentato alla Camera un video girato nel nido di Rebibbia, dove vivono diciassette bimbi rom e tre stranieri. Un tentativo per convincere il mondo della politica ad accelerare i ritmi di risoluzione del problema. Nella speranza che le immagini sappiano convincere più delle parole.

Il ddl "in panchina" interverrebbe nel perfezionare la legge Finocchiaro (40/01). Infatti il problema da affrontare riguarda non le madri condannate in via definitiva - per le quali sono già previste misure alternative aldilà degli ordinari limiti - ma quelle in attesa di giudizio. Per loro, il testo approvato in Commissione giustizia della Camera il 13 dicembre del 2006 prevede la possibilità di scontare la pena con i propri figli in case famiglia protette. Con personale in borghese al posto delle divise, senza sbarre alle finestre. Per alleviare ai bambini il disagio della carcerazione.

Oggi nelle sezioni nido sono rinchiusi, tra divise e sbarre, bimbi molto piccoli, in attesa di compiere il loro terzo anno. Un compleanno drammatico, perché segna il distacco dalle madri per l'affidamento alle famiglie. Con la nuova legge, invece, alloggeranno presso le case famiglia tutte le detenute - sia quelle condannate in via definitiva che quelle in attesa di giudizio - che hanno figli con meno di dieci anni. E, in caso di malattia del piccolo, si prevede che l'autorizzazione ad accompagnare il bimbo in ospedale possa essere concessa anche dal direttore dell'istituto e non solo dal magistrato di sorveglianza. Affinché non accada mai più quel che è successo questa estate a Rebibbia, dove due detenute straniere si sono trovate costrette a partorire nell'infermeria del carcere perché la magistratura di sorveglianza non ha fatto in tempo ad autorizzare il trasferimento in ospedale.

La situazione varia da città a città. "Si va da realtà come Roma - spiega Gennaro Santoro di "Antigone" e del settore carcere di Prc - dove il sabato i bambini di Rebibbia vengono portati fuori dai volontari per vivere un giorno di normalità - a realtà come Avellino, dove non esiste una convenzione tra carcere e asili pubblici e quindi i bambini restano sempre rinchiusi". A Milano, in attesa dell'approvazione del disegno di legge, è stata aperta una casa famiglia senza sbarre né divise. Roma, Firenze e Venezia stanno cercando di seguire la stessa via.

(17 ottobre 2007)
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Il carcere visto da dentro

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