Appello sui temi della sicurezza

A seguito del dibattito sui temi della “sicurezza” - sviluppatosi nel Paese in particolare a partire da alcuni (contestati) provvedimenti delle autorità comunali nella città di Firenze contro i cd. “lavavetri”, proseguito con l'intervista del Ministro degli interni Giuliano Amato al quotidiano “La Repubblica” (5.9.2007), sino a divenire uno dei temi “urgenti” nell'agenda del governo - la Direzione e la Redazione della rivista “Studi sulla questione criminale” hanno proposto all’attenzione di studiosi, giuristi, operatori in ambito giuridico e sociale, un appello che rivisita criticamente alcuni dei luoghi comuni ricorrenti nella discussione.

 

A fronte della rilevanza sempre più pressante dei temi della sicurezza – oggetto di futuri interventi in sede governativa – e dell’interesse alla più larga diffusione delle opinioni critiche presenti in qualificati settori culturali e tra operatori in ambito giuridico, sociale e amministrativo, ma praticamente ignorate dai mass media e in sede politica, l’Associazione Antigone, d’accordo con la Direzione della rivista “Studi sulla questione Criminale”, decide di far proprio l'appello e di darne diffusione, con tutti i mezzi a sua disposizione.

 

 

 

 

Appello sui temi della “sicurezza”

 

            La sicurezza, si dice, non è di destra né di sinistra. Vero, anzi ovvio: finché non si precisa che cosa si intende con sicurezza e come ottenerla.  Da molti anni, negli Usa e in Europa (da ultimo in Italia), per sicurezza si intende solo, da destra e da sinistra, la diminuzione del rischio di vittimizzazione da microcriminalità da parte della “gente”. Non è l’unico modo di declinare la sicurezza, che un tempo non lontano significava piuttosto “messa al riparo dai rischi della vita”.

 

            Sicurezza  viene fatta coincidere, nel dibattito italiano attuale, con legalità. Dobbiamo dunque escludere che siano un rischio per la sicurezza i lavavetri e i mendicanti: nullum crimen sine lege. E se legge si farà, ricordiamo ciò che diceva Anatole France: la legge è uguale per tutti, vieta sia ai ricchi che ai poveri di dormire sotto i ponti. Ma vi sono altre questioni. Che cosa si intende per “gente”, o “cittadini”? In città vivono e transitano uomini e donne, bianchi e colorati, ricchi e poveri, adulti e bambini: la sicurezza di chi si deve tutelare? Anche quella dei lavavetri, delle prostitute, dei mendicanti, o soltanto quella di chi “paga le tasse” (non molti, in Italia) e rispetta la legge (ancora, non molti in Italia)? E che dire di metà della popolazione (le donne, di tutte le fogge e colori), ben più a rischio di vittimizzazione in casa, in famiglia, che  negli angoli bui della città ad opera di sconosciuti scuri di pelle?

 

            E’ vero, c’è un diffuso senso di insicurezza. Indipendente, però (dicono le ricerche), dall’aumentare o diminuire dei tassi di microcriminalità. Magari invece sensibile alle campagne di legge e ordine: le quali spostano semplicemente questo senso di insicurezza su un bersaglio visibile e (apparentemente) aggredibile, laddove sarebbe molto più difficile fare i conti con la precarietà del lavoro, la flessibilità, il declino delle protezioni collettive, la paura di chi è diverso da noi, l’incertezza del futuro, le annunciate catastrofi ambientali, per non parlare degli infortuni sul lavoro e quelli derivanti dal traffico, che rappresentano per tutti noi un pericolo assai grave e costante ma cui sembriamo esserci abituati (non sarà che forse le lobbies dei costruttori d’auto e dei venditori di petrolio siano più influenti sull’opinione pubblica delle temibili lobbies di mendicanti, lavavetri e zingari?).

 

            Le carceri sono piene fino all’orlo di imputati o condannati per reati riconducibili alla categoria della microcriminalità - come è sempre stato, del resto (mentre invece le persone “perbene” si pagano avvocati e prescrizione): dove è dunque l’indulgenza nei confronti di quel tipo di reati?  Lavavetri, mendicanti, rom ci mettono a disagio e sono un elemento di “degrado” delle nostre città. Ma, forse ci mettono a disagio perché ci ricordano che noi stiamo meglio?  E che cosa fare con il “degrado”, spazzarlo via, nasconderlo alla vista,  criminalizzarlo?

 

            E’ assai dubbio che la famosa “tolleranza zero” di Giuliani abbia veramente diminuito la criminalità a New York, se non altro perché negli stessi anni diminuì in tutte le principali città nordamericane e in tutto il paese (è assai più probabile che il calo sia da legare alla prosperità economica degli anni novanta), ma ha certo aumentato abusi ed illegalità della polizia, soprattutto nei confronti delle minoranze etniche, e diminuito il senso di coesione sociale.

           

            Inoltre, ci si permetta di far notare, se, come dice il Ministro Amato, la “ricetta” di Giuliani “non è di destra né di sinistra”, non è un caso quasi straordinario che Giuliani sia proprio colui che oggi ha le maggiori probabilità di divenire il prossimo Presidente degli Stati Uniti, se il partito di destra, il Partito Repubblicano, vincerà le elezioni?  Colui insomma che si appresta ad essere il massimo alfiere della destra a livello globale? I leaders del Partito Democratico americano potrebbero forse ritenere che alcuni leaders del Partito Democratico italiano abbiano le idee un po’ confuse in proposito?

 

            Siamo certo in presenza di un forte declino e crisi del legame sociale, di un aumento della solitudine di ognuno e ognuna e della diffidenza di tutti verso tutti. Le campagne odierne di legge e ordine rafforzano questo declino e accentuano  questa diffidenza, orientandola verso i e le migranti.

           

            Lo stesso Rapporto sulla Sicurezza del Ministro Amato, ha messo in luce come la criminalità immigrata sia statisticamente legata ad una condizione di irregolarità. Ma questa è appunto una “condizione”, non una “qualità” dell’essere migranti; è assai difficile immigrare in Italia legalmente per cui i migranti, che sanno benissimo che c’è lavoro, ci vengono o ci rimangono irregolarmente. Tuttavia, la condizione di irregolarità in cui poi si trovano li espone ad un alto rischio di illegalità e criminalità. Il Ministro Amato, è autore, insieme al Ministro Ferrero, di un ben intenzionato disegno di legge sull’immigrazione, che si pone proprio l’obiettivo di aumentare le possibilità di essere in Italia regolarmente. Come mai, quindi, nessuno del governo ci ha spiegato che si sta facendo una cosa molto importante per combattere la criminalità immigrata e cioè cercare di rendere la condizione (giuridica) di irregolarità una condizione più rara? E come mai si sente dire che si cerca di rallentare l’iter di approvazione di quel disegno di legge? Non sarà che non si riesce neppure a capire quando si cerca di fare qualcosa di buono?

 

            Tutto ciò non tanto non è di sinistra, ma non è soprattutto produttivo di maggiore (percezione di) sicurezza: è vero, semmai, il contrario, perché contribuisce a rafforzare pregiudizi, paura, xenofobia.

 

            Se, nel tempo breve, può sembrare che faccia gioco governare per mezzo dell’insicurezza e della paura,  chi viene governato non ci guadagna niente, né maggior sicurezza, né maggior fiducia nelle istituzioni, né, quindi, maggior legame sociale. E se chi governa è, poveretto, di sinistra, non ci guadagna niente neppure lui, perché in fin dei conti, come ha detto un esperto della destra, fra l’originale e la fotocopia, gli elettori sceglieranno sempre l’originale!

 

Bologna, 21 settembre 2007

 

 

Hanno promosso l’appello per la rivista

Studi sulla questione criminale - nuova serie di Dei delitti e delle pene:

 

la Direzione: Dario Melossi (docente di Criminologia, Università di Bologna), Giuseppe Mosconi (docente di Sociologia del diritto, Università di Padova), Massimo Pavarini (docente di discipline penalistiche, Università di Bologna), Tamar Pitch (docente di Sociologia del diritto, Università di Perugia);

 

la Redazione: Giuseppe Campesi (assegnista di ricerca in Filosofia del diritto, Università di Firenze), Stefania Crocitti (assegnista di ricerca in Criminologia, Università di Bologna), Alessandro De Giorgi (dottore di ricerca in Criminologia, Università Bologna), Monia Giovannetti (collaboratrice presso la cattedra di Criminologia, Università di Bologna), Lucia Re (ricercatrice in Filosofia del diritto, Università di Firenze), Stanislao Rinaldi (responsabile di redazione della rivista, Bologna), Alvise Sbraccia (dottore di ricerca in Sociologia, Università di Padova), Vincenzo Scalia (docente di Sociologia, Università di Cambridge), Francesca Vianello (ricercatrice di Sociologia del diritto, Università di Padova).

 

 

Adesioni all’appello pervenute al 31.10.07

 

Stefano Rodotà (docente di Diritto civile, Università di Roma “La Sapienza”), Danilo Zolo (docente di Filosofia del diritto, Università di Firenze), Luigi Ferrajoli (docente di Filosofia del diritto, Università di Roma), Amedeo Cottino (docente di Sociologia del diritto, Università di Torino), Ota De Leonardis (docente di Sociologia dei processi culturali, Università di Milano Bicocca), Emilio Santoro (docente di Sociologia del diritto, Università di Firenze), L'altro diritto, Centro di documentazione su carcere, devianza e marginalità (Università di Firenze), Franco Prina (docente di Sociologia della devianza, Università di Torino), Luigi Pannarale (docente di Sociologia del diritto, Università di Bari), Franca Faccioli (docente di Tecniche della comunicazione pubblica, Università di Roma “La Sapienza”), Alessandro Margara (Presidente della “Fondazione Giovanni Michelucci”, Fiesole), Pierangelo Di Vittorio (docente di Lessico filosofico in lingua francese, Università di Bari), Ottavio Marzocca (docente di Etica sociale e Filosofia etico-politica, Università di Bari), Alessandro Simoni (docente di Diritto penale, Università di Firenze), Biancamaria Scarcia Amoretti (docente di Islamistica, Università di Roma La Sapienza), Annamaria Rivera (docente di Antropologia, Università di Bari), Valerio Pocar (docente di Sociologia del diritto, Università di Milano-Bicocca), Vincenzo Ruggiero (docente di Sociologia, Middlesex University, London), Francesco Belvisi (docente di Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Modena e Reggio Emilia), Isabella Merzagora Betsos (docente di Criminologia, Università degli Studi di Milano), Fulvio Vassallo Paleologo (docente di Diritto pubblico, Università di Palermo; ASGi Associazione studi giuridici sull’immigrazione), Claudio Sarzotti (docente di Sociologia e Filosofia del diritto, Università di Torino), Marina Graziosi (docente di Sociologia del diritto, Università di Roma “La Sapienza”), Alberto Giasanti (docente di Sociologia dei processi culturali, Università di Milano-Bicocca), Maurizio Oliviero (docente di Diritto pubblico, Università di Perugia), David Brunelli (docente di Diritto penale, Università di Perugia), Adolfo Ceretti (docente di Criminologia, Università di Milano-Bicocca), Giovanni Marini (Direttore del Dipartimento “Alessandro Giuliani”, Università di Perugia), Piera Rella (docente di Sociologia, Università di Roma “La Sapienza”), Alessandra Facchi (docente di Teoria generale del diritto, Università di Milano), Alberto Burgio (docente di Storia della filosofia, Università di Bologna, deputato al Parlamento), Claudius Messner (docente di Sociologia del diritto, Università di Lecce), Luciano Eusebi (docente di Diritto penale, Università di Piacenza), Andrea Scella (docente di Diritto processuale penale, Università di Udine), Luca Baccelli (docente di Filosofia del diritto e Teoria generale del diritto, Università di Camerino), Carlo Fiorio (docente di Diritto penitenziario e procedura penale, Università di Perugia), Don Arrigo Chieregatti (docente di Pedagogia, Università di Bologna; direttore della rivista InterCulture); Paola Molinatto (dottoranda in Filosofia del diritto e bioetica giuridica, Università di Genova), Pasquale Luigi Di Viggiano (dottorando di Filosofia del diritto, Università del Salento), Thomas Casadei (assegnista di ricerca in Filosofia del diritto, Università di Modena e Reggio Emilia), Valeria Verdolini (dottoranda in Sociologia del diritto, Università di Milano), Antonella De Blasio (dottoranda in Sociologia del diritto, Università di Milano), Michele Panzavolta (borsista post-dottorato in Procedura penale, Università di Bologna), Patrizio Gonnella (Presidente dell’“Associazione Antigone”), Stefano Anastasia (“Associazione Antigone”, Roma), Giorgio Bertazzini (Garante dei diritti dei detenuti della Provincia di Milano), Franco Corleone (Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze), Angiolo Marroni (Garante dei diritti dei detenuti della Regione Lazio), Grazia Zuffa (psicologa, associazione “Forum Droghe”, direttrice della rivista “Fuori Luogo”), Mercedes Frias (deputata al Parlamento), Furio Colombo (senatore), Maria Luisa Boccia (senatrice), Moreno Biagioni (Consulta Immigrazione ANCI Toscana e ARNM), Filippo Miraglia (resp. nazionale immigrazione, Arci), Lidia Campagnano (giornalista e pubblicista), Gabriele Polo (direttore de “Il Manifesto”, Roma), Redazione della rivista Carta / Cantieri sociali (Roma), Walter Peruzzi (rivista “Guerre&pace”), Maria Rosa Cutrufelli (scrittrice), Antonella Gavaudan (avvocato giuslavorista, Bologna), Alessandro Gamberini (avvocato penalista, docente di Diritto penale, Università di Bologna), Rita Zaccariello (magistrato, Tribunale di Bologna), Francesco Maisto (sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Milano), Giovanni Palombarini (magistrato di Cassazione, Roma), Juan Ignazio Patrone (sostituto procuratore generale presso la Cassazione, Roma), Livio Pepino (magistrato di Cassazione, Roma), Massimo Niro (magistrato di sorveglianza, Firenze), Roberto Lamacchia (avvocato, Torino, Presidente Associazione Nazionale Giuristi Democratici, anche a nome dell’Associazione), Luigi Ficarra (avvocato, Padova) e Associazione Giuristi Democratici “Giorgio Ambrosoli” (Padova), Fausto Gianelli (avvocato, coordinatore “Giuristi Democratici”, Modena), Marco Dal Toso (avvocato, “Associazione Giuristi Democratici Milano”), Emilio Robotti (avvocato, Genova), Arturo Salerni (avvocato, Roma), Mario Angelelli (avvocato, “Associazione Progetto Diritti”, Roma), Michele Leonardi (avvocato penalista, Roma), Michele Laforgia (avvocato, Bari), Mario Marcuz (avvocato, “Associazione Antigone”, Bologna), Elia De Caro (avvocato, “Associazione Antigone”, Bologna), Alessio Scandurra (presidente dell’”Associazione Antigone Toscana”), Gianandrea Ronchi (avvocato, commissione giustizia Prc, Bologna), Nazzarena Zorzella (avvocato, ASGi Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Bologna), Donatella Ianelli (avvocato, Bologna) Cristina Maroni (praticante legale, funzionaria Filcams-CGIL Bologna), Luigi Nieri (assessore al bilancio, Regione Lazio), Anna Pizzo (consigliere regionale del Lazio), Bianca Pomeranzi (Ministero degli Esteri), Marco Capecchi (Direttore generale comune Lastra a Signa, FI), Valentina Lombardo (COSPE, Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti, Firenze), Udo C. Enwereuzor (Resp. Area Promozione dei Diritti di Cittadinanza, COSPE, Firenze), Luigi Dani (Servizi Demografici Comune di Certaldo, FI), Giuseppe Faso (direttore scientifico “Centro Interculturale Empolese Valdelsa”, Empoli), Marina Veronesi (operatrice “Centro Interculturale Empolese Valdelsa”, Empoli), Piero Colacicchi (“Associazione OsservAzione Onlus, Centro di ricerca azione contro la discriminazione di Rom e Sinti”, Firenze), Nazzareno Guarnieri (associazione “Rom Sinti Insieme”, Mantova), Carlo Berini, e Associazione Sucar Drom (Mantova), Progetto Melting Pot Europa - Per la promozione dei diritti di cittadinanza (Padova), Enrica Paccoi (“Associazione Yakaar Italia-Senegal”), Alessandro Bigarella, a nome della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia della Toscana (Firenze), Antonio Ciniero (ricercatore “Osservatorio Provinciale sulle Immigrazioni”, Brindisi e Lecce), Redazione di Ristretti orizzonti (Padova), Luigi Mochi Sismondi (Presidente Ass. Cult. Chico Mendes di Roma), Bianca Maria Ianni (Fiom, Parma), Tommaso Fattori (Social Forum Europeo, Firenze), Francesca Moccagatta (bibliotecaria, Firenze), Valentina Spagli (funzionario pubblico, Comune di Montelupo Fiorentino, FI), Emanuele Olla (laureando in Giurisprudenza, Università di Cagliari), Alessandra Sarteschi (laureanda in Giurisprudenza, Università di Firenze), Gianni Ballestrin (insegnante, Padova), Francesca Andreose (insegnate, PdCI federazione di Padova), Gianni Leorin (artigiano, PdCI federazione di Padova), Paolo Draghi (Montespertoli, FI).

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Il carcere visto da dentro

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