Rapporto annuale UNHCR sulla protezione, unhcr.it, 04/10/07

RAPPORTO ANNUALE UNHCR SULLA PROTEZIONE: LE POLITICHE DI SICUREZZA MINACCIANO I DIRITTI DEI RIFUGIATI

GINEVRA – La responsabile protezione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha sottolineato come il funzionamento dei sistemi d’asilo sia dettato da preoccupazioni legate alla sicurezza in un numero crescente di paesi, con una tendenza allarmante alla marginalizzazione dei diritti.

Erika Feller, Assistente Alto Commissario per la Protezione, ha presentato i punti più importanti del rapporto annuale dell’UNHCR sulla protezione internazionale nel corso della riunione annuale del Comitato Esecutivo dell’Agenzia, composto da rappresentanti di 72 stati.

“Le zone di confine destano particolare preoccupazione a causa della pressoché totale assenza di monitoraggio delle operazioni di intercettazione, di ingiunzione a non entrare nel proprio territorio e di respingimento. Il funzionamento dei sistemi d’asilo è dettato da preoccupazioni legate alla sicurezza in un numero crescente di paesi”, ha detto Feller ai delegati, “e questo sta contribuendo al diffondersi di un modo di pensare che vede i diritti relegati sempre di più ai margini”.

La detenzione arbitraria, inclusa quella dei bambini, e la gestione dei centri di detenzione da parte di enti non statali, una tendenza sempre più diffusa divenuta una vera e propria industria in alcuni paesi, sono tra gli aspetti più preoccupanti su cui si sofferma il rapporto UNHCR.

“La creazione di una lobby economica in favore della detenzione di migranti e richiedenti asilo ha minato alle fondamenta i seri sforzi messi in atto per ideare alternative alla detenzione”, ha affermato Feller. “Ciò ha contribuito a rendere sempre meno chiare le distinzioni tra i detenuti rifugiati e quelli che non necessitano di protezione”.

In alcune regioni, dove gli stati applicano i criteri della Convenzione sui Rifugiati del 1951 in maniera discontinua, ha aggiunto Feller, l’asilo è divenuto una “lotteria”.

“Il tasso di riconoscimento dello status di rifugiato, che varia in maniera estremamente significativa tra gli stati, è un indizio importante di questa tendenza”, ha proseguito Feller, rivolgendosi ai delegati. “Dai dati emerge con chiarezza che le persone che fuggono dall’Iraq, dallo Sri Lanka o dalla Somalia hanno possibilità di trovare protezione estremamente diverse a seconda di dove hanno presentato domanda d’asilo”.

“Le preoccupazioni legate alla sicurezza e la detenzione arbitraria, senza l’applicazione del principio del habeas corpus o la convalida del fermo da parte dell’autorità giudiziaria, stanno gettando i richiedenti asilo in un limbo legale in un numero consistente di paesi…”, ha aggiunto Feller.

La protezione dei rifugiati nel contesto dei flussi migratori misti nel Mediterraneo, nel Golfo di Aden, ai Carabi ed in altre zone del mondo, ha proseguito Feller, è, per l’UNHCR, una priorità assoluta e una importante sfida di lunga durata per quanto riguarda la protezione.

Secondo Erika Feller “dobbiamo ancora trovare un accordo con gli stati per quanto concerne i confini marittimi. Gli stati, infatti, ad oggi negano ancora lo sbarco a migranti e richiedenti asilo e le imbarcazioni a volte si rifiutano di effettuare salvataggi. C’è una preoccupante mancanza di sistemi che bilancino in maniera corretta la gestione dei flussi migratori e la protezione dei rifugiati”.

Nel rapporto dell’UNHCR viene dato spazio alle note positive relative al 2006, come il fatto che oltre 700mila rifugiati siano potuti tornare a casa l’anno scorso. Inoltre viene evidenziato come le tendenze in atto per quanto riguarda il reinsediamento – il trasferimento di rifugiati in paesi terzi - siano per lo più positive e che vi sia un aumento nel numero di paesi d’accoglienza. Feller ha sottolineato, tuttavia, come sia fonte di preoccupazione per l’Agenzia il fatto che si stia formando una categoria di persone ritenute “intoccabili” dai paesi di reinsediamento.

“Sempre di più, alcuni gruppi di rifugiati stanno diventando semplicemente degli indesiderabili per i paesi di reinsediamento. Lo status di rifugiato di queste persone ed i loro bisogni in termini di protezione sono fuori discussione, ma quello che viene contestato è l’essere considerati poco desiderabili dagli stati d’accoglienza. Tra gli ‘intoccabili’ vi sono gruppi etnici ritenuti politicamente scomodi, persone anziane che si teme possano divenire un peso per le casse dello stato, le famiglie numerose, la cui presa in carico è ritenuta troppo onerosa, gli uomini soli, visti come una minaccia per l’ordine pubblico, o i rifugiati dal livello d’istruzione bassa, che potrebbero aver bisogno di tempi più lunghi per integrarsi”.

Meno dell’uno per cento dei rifugiati nel mondo beneficia dei programmi di reinsediamento ogni anno. Ciononostante, il reinsediamento è una importante soluzione duratura per i rifugiati e dimostra la condivisione delle responsabilità da parte degli stati.

Feller ha aggiunto, a questo proposito, che una condivisione equa delle responsabilità da parte degli stati non si è ancora concretizzata.

“Ad esempio, ciò è dimostrato in maniera molto netta dal numero di rifugiati iracheni che arrivano nei paesi confinanti, dallo scarno riconoscimento del peso che, a causa di ciò, devono sopportare paesi come la Siria, e dall’approccio troppo titubante della comunità internazionale, restia ad aiutare questi paesi. Si tratta del movimento di popolazione che aumenta in maniera più rapida tra quelli cui dobbiamo attualmente far fronte. Senza un sostegno efficace per gli stati ospitanti, la protezione in questi paesi potrebbe rimanere sulla carta”, ha concluso Feller. Stando a quanto risulta dalle fonti dell’Agenzia, lunedì 1° ottobre la Siria, che ospita oltre 1,5 milioni di rifugiati, sembrava aver chiuso quasi del tutto il proprio confine ai rifugiati iracheni.
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