Non morite di ergastolo. Bisogna abolirlo, di A.Salerni, Liberazione 1/6/07

«L'ergastolo è una pena che rende il nostro futuro uguale al passato, un passato che schiaccia il presente e toglie speranza al futuro… E' una morte bevuta a sorsi. E' una vittoria sulla morte perché è più forte della morte». Scrivono così oltre 300 persone condannate all'ergastolo e detenute nelle carceri italiane e si rivolgono al Presidente della Repubblica ed alla senatrice Maria Luisa Boccia, prima firmataria del disegno di legge per l'abolizione dell'ergastolo. E' un messaggio forte («siamo stanchi di morire un pochino tutti i giorni. Abbiamo deciso di morire una volta sola, le chiediamo che la nostra pena sia tramutata in pena di morte»), un grido di fronte al quale non si può girare la testa. L'abolizione dell'ergastolo, una pena che esclude per il condannato la prospettiva di una nuova vita, è questione da sempre al centro delle battaglie progressiste, è un obiettivo irrinunciabile di civiltà giuridica, è il cardine di quel "diritto penale minimo e mite" che solo può invertire la spirale perversa che si crea tra le urla scomposte del giustizialismo, l'emarginazione di intere fasce sociali, la negazione dei diritti e della speranza. Rifondazione ha posto l'obiettivo dell'abolizione dell'ergastolo al centro delle sue battaglie sul carcere, con una propria iniziativa parlamentare e con la campagna aperta all'Aquila lo scorso ottobre da Franco Giordano con la partecipazione di esponenti del governo, come Bobo Craxi e Lugi Manconi. La campagna avrà un nuovo importante appuntamento il 18 giugno a Roma, con la partecipazione di esponenti politici, della cultura, dell'associazionismo, che discuteranno della necessità di un intervento legislativo sull'esempio di tanti paesi europei e dell'America Latina, che hanno cancellato la disumanità della pena senza fine. L'abolizione dell'ergastolo si lega all'obiettivo del nuovo codice penale cui sta lavorando la commissione ministeriale presieduta da Giuliano Pisapia: un nuovo codice che mira alla riduzione dell'area dell'illecito penale ed alla riformulazione del sistema delle pene. Il Presidente Napolitano ha posto l'accento, nel corso della sua recente visita a Rebibbia sulla necessità di ripensare l'intero sistema sanzionatorio e di gestione delle pene, dando spazio alle pene alternative al carcere. Intervenire oggi sulla questione delle pene e del carcere è indispensabile. Il carcere è usato quale luogo di raccolta delle emarginazioni e della disperazione sociale, le politiche sulle droga diventano politiche repressive e producono nuova detenzione, il vecchio governo ci ha lasciato la terribile eredità dell'utilizzo abnorme del sistema penale e della detenzione amministrativa nei confronti dei migranti, la giustizia penale è sommersa dal proliferare dei processi resi necessari dal proliferare dei reati, la questione sicurezza distorce dati e fatti per creare un clima di allarme. Su questi temi si scherza col fuoco, ed il nostro dovere è quello di non inseguire i demoni creati dall'intolleranza e dall'irrazionalità. Bisogna invece chiamare la parte migliore della società e della politica a reagire all'oscurantismo per sostenere la giustezza e l'umanità degli obiettivi riformatori, creando convergenze ed avviando percorsi concreti di modifica legislativa. La battaglia abolizionista sull'ergastolo è una battaglia per l'affermazione di un principio costituzionale, quello della finalità rieducativa della pena, è una battaglia contro un trattamento inumano e degradante. Rifondazione comunista raccoglie il grido di dolore e le sollecitazioni che vengono dalle carceri e chiama le forze parlamentari ad una scelta coraggiosa, opportuna e civile.
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Il carcere visto da dentro

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