Roma, quattro aree per i campi nomadi, Metropoli, 21/05/07

Roma, quattro aree per i campi nomadi

Saranno definite questa settimana le aree periferiche in cui spostare i campi nomadi della capitale. Lo ha fatto sapere il sindaco di Roma Walter Veltroni: "Abbiamo individuato alcune possibilità. Nei prossimi giorni, d'accordo con il prefetto, avremo maggiori certezze". Le quattro aree, ha aggiunto Veltroni, saranno attrezzate e dovranno avere "il minor impatto possibile sulla città". Veltroni ha poi parlato del rione Esquilino, un "quartiere modello" in cui "si è ormai fatta strada l'idea dell'integrazione nel rispetto delle regole"

ROMA - "Abbiamo già individuato alcune possibilità e nei prossimi giorni, con il prefetto Achille Serra, vedremo quali sono le aree più adatte con maggiore certezza". Così il sindaco di Roma, Walter Veltroni, all'indomani della firma del patto sulla sicurezza, è torna a parlare delle quattro aree di periferia in cui dovranno essere spostati i campi nomadi presenti della capitale. Veltroni ha ribadito che si tratterà di aree "che devono avere l'effetto di essere al tempo stesso attrezzate e avere un impatto minore sulla comunità".

"A queste aree – ha spiegato il primo cittadino - corrisponderà il superamento di quelle consolidate in città, come già avvenuto per vicolo Savini". Veltroni ha sottolineato che "si tratterà di campi attrezzati, presidiati da associazioni e forze di sicurezza, in cui si potrà fare un lavoro di integrazione e scolarizzazione e che quindi dovranno avere il minor impatto possibile sul tessuto cittadino". Per l'individuazione delle zone, ha annunciato, "saremo già pronti la prossima settimana".

Il sindaco è poi tornato a parlare del quartiere Esquilino. Lo ha definito "un modello di integrazione”, dove “ci sono i problemi come ovunque ma anche tanta ricchezza, bellezza, conoscenza". Veltroni ha partecipato sabato alla seconda edizione del torneo di Minibasket "Mark Christian Matibag" alla scuola elementare 'Di Donato', a due passi da Piazza Vittorio.

Il torneo è intitolato a Mark Christian Matibag, un ragazzino filippino che a dieci anni, nel 2005, è stato investito da una macchina sulle strisce pedonali mentre si recava alla 'Di Donato' per giocare a basket. I 50 ragazzi che si affrontano nel torneo sono a prima vista l'emblema di un quartiere e di una società multietnica, e Veltroni ha osservato che "in questo quartiere ormai si è fatta strada l'idea dell'integrazione nel rispetto delle regole".

Intanto oggi a Roma la Caritas italiana ha presentato il rapporto“La città abbandonata: dove sono e come cambiano le periferie italiane”. Si tratta di uno studio pubblicato dal Mulino, realizzato grazie al progetto nazionale “Aree metropolitane” di Caritas insieme al dipartimento di sociologia dell'Università cattolica di Milano.

“La città abbandonata” è dedicato a dieci periferie metropolitane, dall'Esquilino a Scampia di nespoli allo Zen di Palermo. Dal rapporto emerge che un tempo questi quartieri erano “comunità coese, in città dall'identità netta e omogenea, nonostante l'origine variegata dei suoi abitanti. Ma oggi all'Isolotto di Firenze, come nel quartiere Begato di Genova e all'Esquilino di Roma, l'identità comunitaria è in crisi e un intervento sociale di integrazione e mediazione sembra più urgente quanto meno scontato che in altri territori a rischio”.

Fra gli esempi, il rapporto Caritas cita proprio l'Esquilino, dove la crisi della vocazione commerciale simboleggiata dal mercato di piazza Vittorio, a fine anni '70, ha condotto all'arrivo di nuovi prodotti ed etnie per cui il rione è diventato punto di riferimento importante per molti immigrati. “Prima come acquirenti – si legge nel rapporto - poi come lavoratori o gestori delle attività, gli stranieri hanno pian piano sostituito quasi del tutto la componente italiana, attirando da tutta Roma un numero sempre maggiore di connazionali e trasformando l'immagine dell'Esquilino in quartiere degradato, anche se centrale, ed alimentando tra gli autoctoni sentimenti di diffidenza e paura. Ciò ne ha favorito il progressivo isolamento e la sua esclusione dai circuiti di interesse dei romani, con un crescente degrado del patrimonio immobiliare e la fuga di molti residenti”.

L'impronta multietnica, che usa il quartiere indipendentemente dalla residenza, spesso più periferica, è marcata soprattutto dalla presenza cinese. Si tratta, si chiede la Caritas, di radicamento o solo di una tappa di un percorso di colonizzazione economica? Dalla risposta a questa domanda dipende il futuro dell'integrazione delle nuove generazioni. Il rione è, oggi ''periferia in centro'' per i romani, e ''centro delle periferie'' per gli immigrati. L'incontro con l'Altro mette in fibrillazione il quartiere: non a caso il tema forte è quello della sicurezza, con uno scarto evidente tra la percezione e la reale consistenza del problema, visto che i dati sulla criminalità si attestano su valori quasi fisiologici.

(ANSA)

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