La legalità è il contenitore formale della democrazia, di L.Nieri e P.Gonnella, Liberazione 9/5/07

Patrizio Gonnella *
Luigi Nieri *
Il dibattito sul tema della legalità, dell'immigrazione e della sicurezza ci induce ad alcune riflessioni.
1) La legalità è sicuramente un valore. In uno stato costituzionale di diritto muoversi nel rispetto della legge significa accettare regole condivise democraticamente. La legalità comprende però in sé anche la critica alla legalità, altrimenti significa supina e passiva accettazione di un contenitore formale di norme. La critica alla legalità può portare fino a pratiche di disobbedienza qualora nasca un contrasto, un dissidio insolubile tra valori fondamentali. Sono queste le regole della obiezione di coscienza. La disobbedienza comporta che siano accettate le conseguenze della propria azione. La tragedia di Antigone è la metafora del conflitto tra giustizia e legalità. Non tutto ciò che è legale è anche giusto. Un esempio a riguardo è proprio la legge sull'immigrazione, tema che ha ispirato il dibattito su Repubblica. Quella legge è una legge dello Stato. Quella legge tratta le persone immigrate molto male, a prescindere dal reato commesso. Anzi le getta nei circuiti della clandestinità rendendo impossibile la vita legale dello straniero. Ecco la contraddizione. Rispettare la legge sino in fondo in quel caso significa costringere donne e uomini a scegliere circuiti illegali, gettarli nella illegalità. Quella legge si pone in contrasto con il buon senso, con i diritti umani, con altri valori costituzionalmente protetti. Chi mai direbbe che una persona che assume e accoglie in casa una badante clandestina sta compiendo un'azione ingiusta? Ciò non significa che possiamo sceglierci arbitrariamente le leggi da rispettare e quelle da violare. Significa però che la legalità non è un totem. La legalità è il contenitore formale della democrazia. Va rispettato e, se mal gestito, criticato. Se usato contro la democrazia va contrastato.
2) La legalità e la sicurezza sono due cose ben distinte. Vengono comunemente considerate come se fossero la stessa cosa. Non è così. Si pensi ai voli Cia, al sequestro di Abu Omar, alle pratiche della tortura ad Abu Ghraib o a Guantanamo, alle intercettazioni telefoniche illegittime, alle violenze al G8 di Genova. Nel nome di una presunta sicurezza, la legalità in questi casi è stata tragicamente violata. C'è chi invoca la sicurezza - a sinistra - come se fosse la nuova questione morale. C'è chi la contrappone - a destra - alla solidarietà. Chi vorrebbe urlare "più manette per tutti" ma, essendo politically uncorrect, è costretto a invocare la legalità. Le legalità però è un'altra cosa. Al diritto alla sicurezza, diceva Alessandro Baratta, padre della sociologia critica, va contrapposta la sicurezza dei diritti. Negli anni settanta avevamo gli assessorati alla sicurezza sociale. Oggi abbiamo gli assessorati alla sicurezza. E' questa una evoluzione o un segno deteriore di una politica che rincorre gli umori della piazza? Nelle carceri italiane ci sono molti stranieri (il 35% del totale della popolazione detenuta). Sommati ai meridionali raggiungono i tre quarti del numero complessivo di detenuti. E' questo segno di una loro maggiore propensione a delinquere o di una drammatica anti-moderna sovrapposizione tra questione penale e questione sociale? In quelle stesse carceri è rimasta carta straccia un regolamento approvato con decreto del capo dello stato nel 2000. Prevedeva standard di vita migliori per chi vive in condizione reclusa. Nessuno si indigna che le carceri versino nell'illegalità formale, giustificata di sovente invocando oscure esigenze di sicurezza.
3) Il rispetto della legge non è di sinistra o di destra. La legalità, essendo il contenitore della democrazia, dovrebbe essere il terreno comune di tutti. Le distinzioni tra sinistra riformista e destra si ritrovano invece tutte sul solo terreno della efficienza dell'organizzazione, del buon governo o proprio della legalità. È sufficiente questo per distinguere destra e sinistra? Le distinzioni tra destra e sinistra radicale sono invece molto più profonde e vanno a toccare al cuore tutti i grandi temi storici, filosofici, etici, politici, economici dell'oggi.
4) E' giusto assicurare la vita serena delle persone. Non lo si fa però minacciando pene severe. La lezione di Beccaria è un'altra. Lo si fa con l'efficienza della giustizia, la rapidità della risposta, l'ascolto delle vittime, la mitezza delle pene, l'inclusione sociale. Il Presidente della Repubblica, ieri in visita a Rebibbia, lo ha esplicitamente ricordato.
* presidente di Antigone
* assessore al bilancio della regione Lazio

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Il carcere visto da dentro

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