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Voto immigrati, Fini apre a Veltroni "Ma non garantisce integrazione", La Repubblica, 03/09/08

Alla Festa del Pd, a Firenze, il presidente della Camera risponde al leader del Pd
"Ipotesi né sciagurata né criminale, però dimostrino di poter adempiere a doveri"

Voto immigrati, Fini apre a Veltroni "Ma non garantisce integrazione"

Voci discordi in An. La Russa: "Priorità è la lotta all'immigrazione clandestina"

ROMA - Gli immigrati regolari votino alle amministrative. Il presidente della Camera Gianfranco Fini dal palco della Festa del Pd, a Firenze, ha risposto - con un sì condizionato - alla lettera che gli stata inviata dal leader del Pd Walter Veltroni il primo settembre. Una lettera nella quale il segretario democratico ricordava al leader di An la sua apertura del 2003 (quando era vicepremier) e gli chiedeva di favorire l'iter di una legge costituzionale sulla questione.

Concedere il diritto di voto alle elezioni amministrative agli immigrati, a certe condizioni, per Fini non è una "ipotesi sciagurata" né un'idea "criminale". Ma, al tempo stesso, gli immigrati "devono dimostrare di essere in grado di adempiere a certi doveri. Diritti e doveri - dice Fini - devono stare insieme. Come non è criminale chiedere il diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i minori". Ma, ha sottolineato la terza carica dello Stato, il diritto di voto non garantisce di per sé l'integrazione".

Il presidente della Camera ha ricordato inoltre che "alcuni stranieri hanno già il diritto di voto e sono quelli appartenenti ai 27 paesi dell'Unione Europea compresi quelli che, come Bulgaria e Romania, non hanno dimostrato una reale volontà di integrazione".


Fini ha esordito, nel dibattito con Giuliano Amato, spiegando di "attendere di conoscere il ddl proposto da Veltroni" per poi esprimere "un personale parere". "Potrei liquidare così l'argomento - ha detto - ma non lo faccio sia per rispetto a Veltroni sia per l'oggettiva importanza del tema; e non ho alcuna difficoltà a ribadire alcuni concetti espressi in altri tempi e con un'altra veste istituzionale".

Il presidente di Montecitorio ha quindi inquadrato il ragionamento nell'ambito dei diritti e dei doveri agli immigrati "e i doveri sono: avere un lavoro, un domicilio, rispettare le leggi e pagare le tasse".
"Questa discussione - ha concluso Fini - merita di essere approfondita ragionando non solo sul diritto di voto ma su tutto ciò che è acquisizione della cittadinanza. Pensare che l'integrazione sia garantita solo dal diritto di voto è illusorio".

Nel pomeriggio, la questione del voto agli immigrati era stata affrontata anche da Ignazio La Russa, al termine della riunione con i coordinatori regionali di Alleanza nazionale. Il ministro della Difesa e reggente di An, l'aveva però liquidata con una battuta: "Il diritto di voto agli immigrati non è all'ordine del giorno, oggi la priorità è la lotta all'immigrazione clandestina", aveva detto. "Non apriremo noi - ha aggiunto - un cantiere per il quale per due anni la sinistra non ha messo nemmeno un mattone". E un 'No' secco era arrivato nei giorni scorsi anche da uno dei cosiddetti 'colonnelli' di An, il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri: "Votano i cittadini italiani sia alle politiche che alle amministrative. La Costituzione - aveva ricordato - è chiara e non va modificata. Chi resta più di dieci anni in Italia può fare domanda e se diventa cittadino ha pienezza di diritti. La solidarietà non ha nulla a che vedere con il voto".

Ma la posizione di Fini rischia di creare dissidi anche nei rapporti, già abbastanza burrascosi, con la Lega: "La nostra posizione è chiara. Il diritto di voto a qualunque livello deve essere collegato alla cittadinanza. Sarebbe molto pericoloso su un tema così delicato aprire dei varchi perché si sa da dove si parte, ma non dove si arriva. Per quanto riguarda la maggioranza, del resto, il tema non si pone perchè non è previsto dal programma elettorale", aveva detto il presidente dei deputati del Carroccio commentando l'iniziativa del leader del Pd Walter Veltroni. "Quella del voto agli immigrati era una delle promesse elettorali del Pd. Una proposta sonoramente bocciata dagli italiani con il loro voto. Veltroni aspetti di vincere le elezioni per riproporla, ma se proprio vuole fare il maitre a penser delle cause perse provi a parlarne con Obama...", aveva aggiunto caustico Roberto Castelli, sottosegretario al ministero Infrastrutture e Trasporti.
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