| Quattro poliziotti penitenziari a processo a Firenze |
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![]() Antigone e L’altro diritto si costituiscono parte civile
Le associazioni Antigone e L’altro diritto entrano come parte civile nel processo in corso a Firenze nei confronti di quattro agenti penitenziari accusati, in concorso tra loro e abusando dei poteri inerenti la loro funzione, di aver maltratto cinque detenuti ristretti nella casa circondariale di Sollicciano tra settembre e dicembre 2005. È stata infatti accettata oggi, durante la prima udienza dibattimentale del processo, la richiesta di costituzione delle associazioni avanzata dall’avvocato Michele Passione, insieme a quella di due dei detenuti coinvolti. Secondo la ricostruzione della Procura, che porta tra le altre fonti di prova la stessa segnalazione del Provveditorato regionale e la relazione ispettiva del Dap, oltre agli accertamenti clinici e alle testimonianze delle associazioni di volontariato presenti nella Casa circondariale, la «squadretta» agiva nell'ufficio del capoposto e nelle celle dei detenuti. Colpiva con calci, pugni e schiaffi, e in un'occasione anche con un manico di scopa in legno «sino a spezzarglielo addosso in più parti». «Anche se fossero confermate tutte le accuse, i quattro agenti non rischiano molto: «Non più di due o tre anni - spiega l'avvocato delle associazioni, Michele Passione – ma il vero sforzo è quello di arrivare a sentenza prima che i reati si prescrivano, ossia nel giugno 2013». «Si tratta di un’ennesima lotta contri i tempi della prescrizione» - dichiara Patrizio Gonnella, Presidente dell’Associazione Antigone – «In assenza del reato di tortura nel nostro codice penale, infatti, come successo di recente in un analogo processo svoltosi a Lecce e che vedeva imputati nove agenti penitenziari, si rischia che il processo possa essere chiuso prima della pronuncia della sentenza». «Vediamo se per la prima volta, a Firenze, si porta a processo, oltre ai fatti specifici di cui sono imputati i singoli agenti, anche il clima di intimidazione dei detenuti creato in quei mesi nel carcere di Sollicciano» - afferma Emilio Santoro, Presidente de L’Altro diritto - «Lo stesso che aleggia in molte carceri italiane e che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha considerato essere di per sé trattamento inumano e degradante». Roma, 20 luglio 2012 |
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