I Casi
Non รจ successo niente
di Stefano Anastasia
Dunque: il Ministro della giustizia assicura che si farà piena luce sulla morte di Stefano Cucchi, di Diana Blefari e sulla registrazione teramana in cui il caporeparto redarguiva un sottoposto reo di aver “massacrato” un detenuto alla vista di un “negro” e non, invece, al piano di sotto, dove queste cose vengono meglio e con la dovuta riservatezza. Ispettori ministeriali stanno per correre per ogni dove. Bene.
Intanto, però, cominciano a emergere le linee difensive: Stefano Cucchi è caduto e non ha voluto né essere assistito, né che la famiglia fosse avvertita delle sue condizioni di salute; mentre Diana Blefari era compatibile con lo stato di detenzione (perito dixit!) e negli ultimi giorni non sembrava che stesse così male. Quella registrazione, invece, era solo un caso di scuola: il buon vecchio comandante stava spiegando alla giovane recluta come trent’anni fa ci si sarebbe comportati in circostanze del genere; cose che oggi non si fanno più e che certamente non sono state fatte prima o dopo quella registrazione nel carcere di Teramo.
Insomma, in buona sostanza, non è successo nulla.
Consapevoli dei nostri limiti, il Difensore civico di Antigone non si occupa di casi di rilevanza penale: quando ci arrivano segnalazioni di violenze o maltrattamenti, laddove siano credibilmente circostanziate, mandiamo la carte alla Procura della Repubblica competente. Ubi maior, minor cessat: è inutile stare a sindacare con l’Amministrazione penitenziaria quando a essa tocca rispondere agli interrogativi della magistratura inquirente.
E così ci è capitato per ben due volte quest’anno: prima una denuncia dall’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo fiorentino, poi una dalla Casa circondariale di Udine. Da Montelupo ci ha scritto un internato che ha descritto lucidamente e con dettagli di tempo e di luogo come l’agente detto “Mussolini” avesse (guarda un po’) “massacrato” alcuni suoi colleghi di detenzione, totalmente incapaci di intendere e di volere. Da Udine, invece, con lettera anonima, ci è stata segnalata una spedizione punitiva ai danni di un detenuto straniero da parte di un gruppo appartenente a un’altra nazionalità: il caporeparto era stato avvisato della programmazione dell’evento, e avrebbe bonariamente acconsentito al suo accadimento.
Chissà, forse anche questi episodi non avranno esito processuale. In realtà non era successo niente. Ma se non succede niente così frequentemente, non è che bisogna fare qualcosa perché non succeda più?
(4 novembre 2009)