I Casi
Libero e vigilato
di Fiorentina Barbieri e Simona Filippi*
La storia di G. è quella di un libero vigilato che ci racconta le contraddizioni del sistema delle misure di sicurezza, una “pena aggiuntiva” che può durare per tutta la vita, se il magistrato a un certo punto non dichiara la fine della pericolosità sociale. Ciò non avviene solo per gli internati degli Ospedali psichiatrici giudiziari, anche le prescrizioni dei “liberi vigilati” possono essere eccessivamente vincolanti. Si pensi al non poter uscire o rientrare prima o dopo una certa ora, non incontrare pregiudicati né trattenersi dove vendono alcolici, dover vivere all’interno di una Comunità.
E aldilà delle singole prescrizioni, il timore costante è il rischio di violarle e di tornare così nelle maglie di misure ancor più restrittive, sempre per un tempo indeterminato.
Dall’estate 2007 Giacomo - ora ha 62 anni - ci segnalava di subire abusi all’interno di una Comunità dove il Giudice lo aveva assegnato in libertà vigilata.
Difficile stabilire la consistenza delle sue affermazioni: lo psichiatra della Comunità diagnosticava uno squilibrio mentale ed in effetti una visita di controllo, sollecitata da Antigone alla Giunta Regionale dell’Emilia Romagna che ne aveva incaricato la ASL competente, aveva riportato un’impressione sostanzialmente positiva della struttura. Giacomo allora ci aveva chiesto sostegno per ottenere una contro-perizia - temeva di essere ricattato dagli psichiatri - e voleva cambiare avvocato.
All’improvviso, però, per fatti legati al suo contesto familiare, i motivi per sostenere il suo trasferimento in altra sede sono venuti meno e del resto era difficile trovare un’alternativa, mentre lui via via si sentiva sempre più perseguitato dai familiari e dalla Comunità, che a suo dire agivano solo per interesse.
Nel migliore dei casi Giacomo appare oggi un individuo asociale: intorno a lui nel frattempo si è fatto il vuoto, si è lasciato che le sue diffidenze diventassero paranoie, che il contesto umano e familiare via via si indebolisse, divenisse ostile, di fronte all’atteggiamento apparentemente minaccioso di un uomo in gabbia, spaventato di restarci per sempre.
(Articolo pubblicato su Terra il 30 luglio 2009)