I Casi
Il muro di gomma
di Stefano Anastasia
Capita che ci scriva una signora, legata da una relazione di amicizia con un tale: come se ne possono avere tra vicini di casa, colleghi di lavoro o frequentatori abituali dello stesso bar del quartiere. Il suo amico, lei sa, è stato arrestato. Non ha quindi più occasione di incontrarlo. Sa anche che non ha relazioni familiari significative e potrebbe quindi avere bisogno di qualcosa: un cambio, un libro, generi di conforto. Potrebbe aver bisogno anche, semplicemente, di una faccia amica; certamente di una manifestazione di affetto.
La signora, non avvezza alle pratiche penitenziarie, si procura i recapiti telefonici delle carceri cittadine e comincia a chiamare, come si farebbe in un albergo: «è lì in Signor Tal dei Tali? Posso venire a trovarlo? Posso portargli qualcosa?». Le carceri, notoriamente, non sono alberghi e, secondo alcuni (la maggioranza, certamente), non lo debbono essere. Eppure la privacy del Signor Tal dei Tali viene difesa dal centralino dell’Istituto di pena come neanche il migliore maitre farebbe per l’ospite d’onore del più lussuoso albergo cittadino: la signora non riesce a sapere se il suo amico è lì o altrove; le viene anche il dubbio che non sia stato arrestato. Che fare? Abbandonarlo al suo destino o insistere? E come? Quel centralino sembra un muro di gomma, e ha anche le sue ragioni: “perché mai dovrei dare informazioni su Tal dei Tali alla signora? E se poi domani ne chiedesse di Pinco Pallino? La condizione detentiva non è una cosa bella da far conoscere al mondo, forse l’uno e l’altro preferiscono non far sapere di essere in galera”.
Torniamo al Grand Hotel: che farebbe l’insuperabile maitre di Pretty woman, di fronte a una signora che con insistenza chiedesse di Richard Gere? Prenderebbe nota, chiederebbe al suo ospite se ha voglia di incontrare o parlare con la signora, o se – semplicemente – non vuole neanche che si sappia che è lì. Poi, cortesemente, direbbe alla signora “sì, e qui, lo può trovare a quest’ora”, oppure “no, non è qui/è partito/non è mai venuto, l’ho confuso con un altro cliente”.
Ma il carcere non è un albergo, e il centralinista non è un maitre di classe: la signora, al massimo, saprà che queste informazioni lui non gliele può dare. Poco male se fosse successo a Richard Gere: ha un mondo fatto per lui, fuori da quell’albergo; ma Tal dei tali? Chiuso in galera si perde, forse, l’unico contatto con il mondo esterno. Non c’è proprio rimedio a quelle barricate in difesa della sua stessa privacy? Ma saranno poi in difesa della sua privacy?
(7 ottobre 2009)