I Casi

I detenuti tutti

di Fiorentina Barbieri

L’impatto è forte per chi era in vacanza e torna ora: tra tutte le richieste di assistenza per il ricorso alla Corte Europea giunte ad agosto alla sede di Antigone, i nostri avvocati ne avevano selezionato una quarantina come ammissibili. Poi però capita che apri una busta e trovi lunghe liste di firme.

Generalmente si tratta di denunce di insufficienza degli spazi: il minimo consentito è per lo più assai al di sopra della media disponibile per molti detenuti italiani. Qualcuno ci scrive ironico (13 persone in 20 mq.= 3 letti a castello+4 materassi da tirare fuori per la notte, lo fate voi il calcolo? Oppure nove, dentro celle da quattro).
Ma non solo.
Che dire dei rapporti con i familiari? A parte il ricorso alla CEDU, le richieste più numerose che arrivano al Difensore civico di Antigone sono quelle di essere aiutati per il  trasferimento in sedi più vicine alla famiglia, soprattutto ora che, per cercare di compensare il sovraffollamento, si sta procedendo a ondate di sfollamento, specie, ma non solo, di chi protesta. E i trasferiti non vengono vissuti molto bene all’arrivo in altri istituti, né dagli agenti, né dagli altri detenuti, per ovvii motivi di riduzione di spazio. Ma soprattutto lasciano dietro di sé familiari, a volte bambini, che per i colloqui devono inseguire i loro congiunti lontano, troppo spesso, con gravi disagi economici, per cercare di tamponare la loro depressione, i tentativi di autolesionismo, i suicidi, a volte.
Assai scarse - denunciano le lettere - le attività, quelle lavorative soprattutto, per la drastica diminuzione dei fondi erogati al settore, per non parlare delle disposizioni che di fatto escludono i detenuti stranieri dal lavoro in carcere. Significa che per molti le ore in cella sono, di fatto, 24-1, - 2, al massimo…
Quanto ai criteri previsti per riscaldamento, bagni, presenza di doccia e bidet, acqua calda e fredda in cella (da mettere a norma già dal regolamento del 2000), valgano per tutte le proteste dei 400 detenuti della Casa Circondariale di Pisa per l’assenza di acqua nel loro istituto, o di un carcere campano, dove - ci scrivono - vorrebbero .... che ci fosse restituita la dignità
Lì l’acqua c’è, ma fredda e solo di notte, oppure solo bollente, nelle 3 docce settimanali: così per farsi una doccia bisogna fare scorte di acqua fredda di notte e poi miscelarla al momento della doccia. I detenuti di questo istituto ce ne descrivono la dislocazione: da un lato è in prossimità di un sito di ecoballe, da cui arrivano miasmi insopportabili, dall’altro, vicinissima, incombe una centrale elettrica.
La lettera che ci è arrivata finisce con diversi fogli di firme che non abbiamo ancora contato esattamente. Vale per tutte la firma di apertura: I detenuti tutti.